Roma si prepara ad accogliere una nuova giornata dedicata al cinema indipendente, all’arte e alla libertà di espressione. Il 4 luglio 2026, dalle ore 12:00 alle 18:00, la storica Sala della Protomoteca del Campidoglio diventerà il cuore pulsante del Buffalo Roots Film Festival, un appuntamento che negli ultimi anni si è affermato come punto di riferimento per la creatività audiovisiva indipendente internazionale.
Nel contesto unico del Campidoglio di Roma, uno dei luoghi più iconici della città eterna, il festival propone un’intera giornata di proiezioni, incontri e contaminazioni artistiche, con l’obiettivo di dare spazio a linguaggi cinematografici liberi, originali e non convenzionali.
Il Buffalo Roots Film Festival nasce infatti con una missione chiara: offrire una piattaforma ai registi indipendenti e favorire il dialogo tra autori, pubblico e professionisti del settore. Una visione che si traduce in un programma ricco e articolato, capace di unire cinema, arte visiva e sperimentazione.
Durante la giornata, il pubblico potrà assistere a:
- Incontri con autori, registi e artisti
- Proiezioni esclusive di film e docufilm indipendenti
- Opere in versione originale
- Esposizioni e installazioni di artisti contemporanei
- Un set fotografico con autentici abiti di scena
Un’esperienza immersiva che trasforma la ricchezza di storia che offre la Protomoteca in uno spazio umano, vivo e dinamico, dove l’incontro tra persone diventa protagonista e il patrimonio storico incontra la ricerca artistica contemporanea.
Il festival non è solo una rassegna cinematografica, ma un luogo di confronto e partecipazione culturale, dove il cinema diventa strumento di dialogo e condivisione.
Un’occasione per incontrare creativi, appassionati e sostenitori dell’arte indipendente nel cuore di Roma.
L’ingresso è gratuito e la partecipazione aperta al pubblico
Una giornata per la libertà
Una giornata per il cinema
Una giornata per l’arte
Buffalo Roots Film Festival
4 luglio 2026 – Roma, Campidoglio
Sala della Protomoteca
COMUNICATO STAMPA N.1
SCARICA PDF>COMUNICATO 2026 BUFFALO Film Festival
COMUNICATO STAMPA
Buffalo Roots Film Festival
Sabato 4 Luglio 2026, dalle ore 12,00 alle 18:00
CAMPIDOGLIO, Sala Protomoteca, Roma
Un festival indipendente, visionario e fuori dagli schemi.
Nato a Roma nel cuore creativo di Testaccio, tra la Città dell’Altra Economia, l’ex Mattatoio e l’Accademia delle Belle Arti, il Buffalo Roots Film Festival è un evento unico nel suo genere, promosso da Wrep Registro EU Web Reporter & Creators e dall’associazione Web Press Media Reporter APS, con il patrocinio di Roma Capitale, CAP.IT Roma, festival partner in Francia e Germania, e altre realtà pubbliche e private.
La manifestazione con la direzione di Igor Wolfango Schiaroli, alla sua quarta edizione, mette in dialogo cinema, arti visive, musica e innovazione. Un luogo d’incontro per autori emergenti e voci indipendenti, con sezioni che spaziano da Lungometraggi, Animazione a AI, da Cortometraggi Studenteschi a Web e New Media, passando per Documentari, Video Musicali, Stage Play e Sperimentale.
Il bufalo, simbolo del festival, rappresenta il passaggio che lascia tracce fertili: è metafora di trasformazione, di radici che si muovono, di vita che rinasce.
Buffalo Roots non è solo un festival, ma un movimento culturale che intreccia territorio, arte e comunità, tra mostre, concerti e incontri con chi il cambiamento lo vive e lo racconta.
Proiezioni, premiazioni e anteprime
Dalle ore 12:00 fino alle 18:00 nella sala della Protomoteca del Campidoglio di Roma saranno proiettati i migliori film, cortometraggi, mediometraggi e commercial selezionati in concorso nel 2026. Le proiezioni saranno intervallate da premiazioni e presentazioni.
Dopo i saluti istituzionali, la mattinata si aprirà con un’importante anteprima assoluta: la proiezione fuori concorso del primo episodio di “Training Day”, una nuova Doc Serie dedicata al mondo degli sport da combattimento.
Questo primo episodio inaugurale, della durata di circa 40 minuti, accompagnerà il pubblico dietro le quinte della preparazione atletica e tecnica, raccontando il lavoro, la disciplina e i valori che caratterizzano questa realtà sportiva. Protagonisti saranno il Maestro Daniele Malori, il suo team di tecnici e atleti, con la partecipazione straordinaria del pluricampione del mondo Giorgio Perreca.
Un racconto autentico e coinvolgente che offrirà agli spettatori uno sguardo privilegiato sull’impegno, la determinazione e il percorso umano che si celano dietro ogni grande risultato sportivo.
La filosofia del festival Buffalo Roots
l Buffalo Roots Film Festival rappresenta un appuntamento annuale che unisce registi, artisti e creatori, internazionali e locali, per favorire lo scambio di idee nel campo cinematografico e artistico. Il festival, attraverso proiezioni di film ed eventi speciali, offre un’importante piattaforma per la condivisione di esperienze e la creazione di un dialogo costruttivo sulle sfide e le opportunità legate alla produzione cinematografica.
La sua atmosfera unica e stimolante ha reso il Buffalo Roots Film Festival una tappa imperdibile per i numerosi visitatori, provenienti da Roma e da tutto il mondo, come dimostrato anche nella scorsa edizione.
Il Buffalo Roots Film Festival è parte di una rete consolidata che comprende Berlino (Berlin Kiez Film Festival), Mannheim (Mannheim Arts and Film Festival), Parigi (Cine Paris Film Festival) e Palermo (Madonie Film Awards).
L’idea del “ Footage” legato al territorio
Il Buffalo Roots Film Festival è una manifestazione duale: online ma anche itinerante sul territorio italiano ed europeo, parte dall’Italia nel cuore di Roma e dalla Capitale continuerà nei territori adiacenti con attenzione ai luoghi dimenticati ma incantati, dai tempi antichi fino a giungere alle più recenti riscoperte del Grand Tour e ai diversi percorsi storico-culturali che percorrono tutta l’Italia.
Fin dalla prima edizione svoltasi nel maggio 2023 abbiamo scelto il centro di Roma come luogo di partenza e come luogo di rinascita per sviluppare percorsi artistici legati alla cultura cinematografica.
Il festival celebra storie locali e internazionali e cerca e trova punti in comune con le differenti tradizioni e attraversa dinamiche urbane e rurali occupandosi della società civile e del proprio rapporto con la natura, stimolando il risveglio della consapevolezza sociale attraverso un immaginario di viaggio e di cambiamento.
Il Bufalo è un animale che in una spontanea transumanza trasforma il paesaggio che abita, che pur andando stolidamente sempre avanti si trova a ripercorrere strade battute e ribattute e dove si sofferma la sua presenza genera cambiamenti sostanziali e persistenti. Viaggiare pur rimanendo radicato in un territorio, essere il centro di una catena alimentare che più che una piramide forma un anello di Moebius in cui il passaggio fra mondo animale e vegetale è al tempo stesso uno spunto di morte e di vita.
Essere fertile e fertilizzare, essere una roccia salda e in continuo movimento, individuo e mandria, pacifico e pericoloso .Un dualismo continuo che incontra un territorio che come in un gioco di specchi tenta di resistere al suo passaggio conservando quello che c’era con la speranza di ottenere ciò che ancora deve nascere.
Interazione tra i luoghi e i media digitali
Attraverso il festival l’associazione Web Press Media Reporter APS, in partnership con il Registro Wrep EU, vuole altresì associare al mondo-cinema l’universalità della mutazione dei linguaggi audiovisivi nell’era della cross-medialità, secondo un principio basato sull’interazione con i media digitali, interattivi e mobili, appunto, in movimento, attraverso i luoghi.
Quanto è importante associare le immagini a luoghi potenti, pensiamo solo ai canyon per John Ford in Ombre rosse o a Piazza Vittorio per Vittorio De Sica in Ladri di biciclette.
Ricordiamo che il neorealismo nasce a Roma dove registi e produzioni dovettero adattarsi al mancato utilizzo degli studi cinematografici a seguito dei bombardamenti della II Guerra Mondiale. Roma e i suoi autori diverranno pertanto fonte d’ispirazione per l’industria cinematografica di tutto il mondo, segnando definitivamente la storia del cinema.
Alcuni luoghi sono oggi particolarmente significativi, come l’ex Mattatoio nel cuore popolare di Roma o luoghi dimenticati, dove si sono svolte le prime due edizioni del festival. Non è un caso che venga in mente quell’esperienza, visto che i Mattatoi, come i Manicomi, già
alla fine degli anni Settanta hanno avviato la rigenerazione urbana, interrogandosi sulle nuove destinazioni d’uso. Un fenomeno esteso poi a fabbriche e opifici presenti nel centro delle città ormai insostenibili.
Il Festival con Installazioni d’Arte
Cinema e Arte hanno da sempre intrecciato i loro percorsi, e la pregevole attenzione che il Festival dedica alla medesima, consente oggi a Maria Rita Bassano di essere qui con orgoglio e riconoscenza, nella veste di curatore d’arte contemporanea.
La curatrice ha selezionato artisti d’eccezione per fornire il proprio contributo, sostenendo il pensiero che Il cinema non è altro che l’evoluzione dell’arte della fotografia, che era stata a sua volta l’evoluzione della pittura, che a sua volta deriva dall’architettura. Il cinema è però la completa evoluzione di tutte le altre arti, e arte contemporanea e cinema hanno un legame imprescindibile.
Le commistioni più evidenti tra Arte e Arte cinematografica, come sostiene Maria Rita Bassano, si registrano sin negli anni d’oro del nostro cinema, dapprima con i capolavori neorealisti di Luchino Visconti, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica, e poi con la susseguente nascita della commedia all’italiana. La perfezione si raggiunge poi con Pier Paolo Pasolini e la sua personale commistione tra cinema, Arte e letteratura, nel cortometraggio “La ricotta”, utilizzando come modello la pittura di Rosso Fiorentino, non da meno Aki Kaurismaki con l’omaggio ad Hope.
Esposizione d’arte con installazione
Curatore: Maria Rita Bassano

Per l’occasione, abbiamo scelto di presentare a cura di Maria Rita Bassano, sei noti e connotati artisti, sul panorama italiano dell’arte, romani di nascita quanto legati alla città di Roma.
La curatela artistica
Maria Rita Bassano è curatrice d’arte e promotrice culturale attiva nel panorama dell’arte contemporanea italiana. Da anni si occupa dell’ideazione e della cura di mostre, eventi e progetti multidisciplinari, favorendo il dialogo tra artisti, territorio e pubblico. La sua attività curatoriale si distingue per l’attenzione ai temi sociali, ambientali e culturali, attraverso percorsi espositivi che valorizzano la ricerca artistica contemporanea e la contaminazione tra linguaggi creativi. Ha curato numerose esposizioni personali e collettive, collaborando con artisti emergenti e affermati in contesti nazionali e internazionali.
Gli artisti in esposizione:

Fabio Ferrone Viola
Artista italiano noto per la sua “pop art ecosostenibile”, che trasforma materiali di scarto (tappi, lattine, plastica) in opere d’arte per denunciare l’inquinamento globale. Ispirato dalla pop art americana, assembla rifiuti per creare ritratti e bandiere, esponendo in prestigiose sedi internazionali. Il suo lavoro si concentra sul concetto di riciclo e sulla sofferenza per lo spreco ambientale, trasformando rifiuti in opere d’arte che denunciano il degrado. Ispirato da Warhol e Rauschenberg, utilizza materiali di recupero come lattine di Coca-Cola, bottoni e tappi di plastica per creare collage e ritratti. Personale “CRUSH” al Complesso del Vittoriano, Roma (presentata da Vittorio Sgarbi). Partecipa a : BIAS Biennale di Arte Sacra, Palermo, Esposizioni al museo Arca di Napoli e Museo Tadini di Lovere, Vincitore del premio “Riscarti” a Roma. Installazioni e mostre tra cui “Totti for Anidan” e mostre a Trieste e in varie gallerie, come riportato nel sito di Rome Art Week. Opere Iconiche: Bandiere americane realizzate con vecchie manichette dei pompieri, ritratti di icone americane (Kennedy, Marilyn), e lavori che evidenziano il legame tra consumismo e inquinamento. La sua arte è descritta come un ponte tra il prêt-à-porter (il suo background di moda) e la pop art, muovendosi sempre con passione per la sostenibilità.

Mauro Magni,
Pittore e scultore, legato al cinema sia quale cultore, che per appartenenza famigliare – è nipote diretto del compianto regista Luigi Magni, noto cantore della storia di Roma, ha studiato Pittura con Edolo Masci e Marcello Avenali ed espone in Italia e all’estero dal 1982. L’attuale lavoro di Mauro Magni artista profondo, sensibile ed impegnato, è caratterizzato da un’intensa attenzione ai nostri tempi, laddove la necessità di raccontarli coincide con una critica diretta verso il mondo attuale e le modalità del vivere quotidiano dell’Uomo contemporaneo: pretesti per un’accusa contro i mali dei nostri tempi. Oggi, in questa occasione e in qualità di scultore, l’artista ci propone “Facciamo pace?” un’opera a prima vista semplice e lineare, ma di grande impatto emotivo: un pennone in ferro arrugginito con issata una bandiera sventolante, leggibile sui due lati; una bandiera dorata metafora della condizione umana e della sua preziosità, laminata col metallo lucente. Mossa da un ipotetico vento che ne determina il Destino, appare però anche in parte mitragliata, straziata, vilipesa, offesa e martoriata fino a consumarne alcune sue parti riducendole in ruggine. Appare chiarissima quanto amara anche l’allusione ad una forte richiesta di pace universale

Carlo Marchetti
Un artista che riscopre l’essenza della materia e della forma. Le sue opere sono strutture primarie, frammenti che evocano presenze senza mai delinearle in modo netto, ma vibranti di una potenza arcaica: legno, gomma, lana, tessuti, e sabbia, elementi ricorrenti nella sua ricerca, simboli di radicamento e trasformazione. La sua arte si odora e si ascolta, un’esperienza sensoriale in cui materia e suono si intrecciano. Dal nero che assorbe, al grigio che accoglie e accompagna, fino all’oro che vibra come un’epifania, il colore si stratifica e trasforma il caos in ordine, rendendo ogni opera una memoria tattile, un linguaggio visivo essenziale. Marchetti lavora per sottrazione, liberando i lavori da ogni eccesso e creando un perfetto bilanciamento tra pieni e vuoti. Le sue stanze alchemiche sono varchi, porte che invitano lo sguardo a entrare, e finestre che si aprono su nuove prospettive. Le opere si fondono con la grande parete della galleria tracciando un confine sospeso tra due dimensioni: la superficie della coscienza e la profondità dell’Io. Come un ponte tra due mondi, non è la materia a definirle, ma il nostro sguardo, la nostra capacità di reinventare e cogliere in essi nuovi significati possibili. Là dove l’intuizione coglie frammenti, il pensiero si solidifica in forme che solo l’arte riesce a intrecciare. La materia si rinnova, si sovrappone, si dissolve e si ricompone in oggetti ritrovati, in nuova vita. Il ritmo della mostra è scandito dalla forza simbolica dei cinque elementi – Acqua, Fuoco, Aria, Terra e Metallo/Spirito – in un’armonia di equilibri e contrasti che evocano la stratificazione del tempo e della storia. L’invito è superare la percezione iniziale e a lasciarsi attraversare da ciò che si cela dietro l’apparenza, innescando un dialogo non solo con l’opera, ma anche con noi stessi e, in particolare, con quella parte di noi che chiamiamo inconscio.

Antonio Milana
Antonio Milana è un artista che sviluppa la sua pratica attraverso la pittura concettuale, utilizzando principalmente tecniche miste come olio, acrilico ecc. Da giovanissimo, intraprende il suo primo soggiorno di studio in Inghilterra, a 18 il secondo ed alla fine degli anni ’70 torna a Londra e vive a Brixton, quartiere multietnico caratterizzato in quegli anni da un deciso fermento culturale. Quando inizia una serie di brevi soggiorni a New York, dove “osserva i flussi contemporanei legati alle avanguardie che gravitavano intorno al Greenwich Village, arriva il momento in cui, coniugando “suono” in “gesto”, risponde alla “chiamata” definitiva di colore, spazio e materia proponendo una concettualità espressiva alla costante ricerca del segno, inteso come solco, traccia, impronta. I suoi primi lavori vengono alla luce all’inizio degli anni ’80 e sono espressione di un discorso intimo, non concepito per il mercato, dove l’esposizione assume un ruolo marginale rispetto all’elaborazione.
La passione per la grafica, sia antica che moderna, lo porta a contatto con importanti realtà del panorama artistico italiano come la storica stamperia di Rosalba e Romolo Bulla dove incontra Toti Scialoja, Carla Accardi e Gianni Dessì. Inizia ad esporre seguendo un itinerario che lo porterà sia in Italia che all’estero con mostre personali e collettive.

Otello Scatolini
noto e riconosciuto scultore e pittore, “marmorarius” da generazioni, ha collaborato per diversi anni con Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Mario Schifano, ed annovera tra le sue collaborazioni, scenografie teatrali con Franco Zeffirelli, Gianni Quaranta, Luciano Damiani, Gaetano Castelli, Pierluigi Pizzi, Pierluigi Samaritani e Giacomo Manzù. Attualmente docente del corso di ‘’scultura in marmo’’ presso la Scuola di Arti Ornamentali “San Giacomo’’ del Comune di Roma e del corso di “tecniche plastiche’’ presso la scuola “Nicola Zabaglia’’. Nell’ambito del Progetto “Cento piazze a Roma”, per il Comune di Roma progetta e realizza due sculture di grandi dimensioni: “la Porta dell’Acqua” (Piazza Ambrosini) e “Madre Natura” (Via Nomentum). Per questo appuntamento Scatolini esula dalla scultura possente e vigorosa che solitamente lo connota, e ci propone invece un’opera scultorea assolutamente soave e poetica, sicuramente unica e singolare, dal titolo: “L’Ulivo Jodorowsky”, opera nata dall’incontro che l’artista ebbe con Alejandro Jodorowsky, drammaturgo e regista, che gli fece dono di una sfera in marmo, chiedendogli di dargli “vita”. la sensibilità di Scatolini ne ha creato un’opera viva, che cresce e pulsa, assemblandola in una pianta di ulivo, come qui oggi è possibile ammirare.

Marco Tripaldi
Noto come scenografo e arredatore, e costume nel mondo cinematografico e teatrale. È celebre per aver partecipato a Come te nessuno mai (1999), Il bello delle donne (2001) Lo Zio Vanja di Peter Stein (1996). Location manager di prestigio per lunghi anni, durante la sua lunga carriera cinematografica, si dedica ad esplorare l’eclettismo artistico, immergendosi in una mente visionaria che rifiuta i confini e le etichette. È un approccio fluido e multidisciplinare, dove la contaminazione tra linguaggi visivi—come pittura, scultura, cinema e installazioni—crea una poetica del tutto unica, libera da qualsiasi schema prestabilito. La creatività di Tripaldi, si articola attraverso alcune caratteristiche fondamentali: Sconfinamento Disciplinare: L’artista non si limita a un solo mezzo espressivo. Usa materiali e tecniche differenti per plasmare un’idea che spesso nasce complessa e stratificata. Visione Oltre il Reale: Il talento visionario consiste nel percepire connessioni invisibili agli occhi dei più, traducendo concetti astratti o onirici in opere tangibili e provocatorie. Sperimentazione Continua: Ogni opera diventa un campo di gioco dove testare. Quando si definisce una persona (es. un artista o uno studioso) “eclettica”, si indica un ingegno versatile. Significa che ha interessi e competenze ad ampio raggio, ma con una ricerca che mira sempre a un risultato unitario e non superficiale.
Set Fotografico
Durante tutto l’evento sarà allestito un set fotografico curato dal fotografo Pasquale Rianna e dall’architetto Roberto De Luca, per riprendere i partecipanti ed immortalare i ricordi di questo festival.
Il set sarà impreziosito da una selezione di abiti di scena ed un’installazione interattiva realizzati dalla stilista Adriana Mancini.
Lo staff dell’allestimento fotografico:
Pasquale Rianna (WREP): in arte PACO, napoletano, diplomato in fotografia con un passato da pittore, autore, musicista/cantante, attore. In passato è stato Direttore Artistico GRINZING VILLAGE estate romana, ora insegnante di fotografia in associazioni e teatri, Direttore della Fotografia e Sceneggiatore videoclip.
Roberto De Luca (WREP): Architetto. Si occupa della realizzazione di progetti edili e ricettivi cui affianco la progettazione di contenuti culturali e intellettuali di valore. Artista con approccio multidisciplinare, sperimenta ed esplora per poi approfondire ciò che può ampliare la percezione interiore e sensoriale.
La stilista

Adriana Mancini: Artista tessile e stilista, si è specializzata presso la scuola Arte e Moda di Torino e ha affinato le sue competenze presso scuole rinomate di moda di Roma. Gestisce la scuola Arte e Moda Roma Eur, dove svolge corsi di modellistica, taglio e confezione. Collabora, con la Sartoria Teatrale e Cinematografica Costume Époque, progetta e realizza abiti da ballo del ‘700 e ‘800. I suoi abiti di alta moda sono stati esposti in prestigiosi spazi come S. Spirito in Sassia, Villa Lancellotti, Museo la Vaccheria, Domus Danae, Betterpress e il Festival dell’arte diffusa. La sua arte tessile si basa sulla trasformazione creativa dei tessuti, ispirandosi all’appliqué e al patchwork per dar vita a materiali preziosi e innovativi. Versatilità e sostenibilità sono gli aggettivi distintivi del suo lavoro: gli abiti si adattano a contesti formali e casual, i tessuti trovano applicazione nella moda come nell’arredo, e i bozzetti diventano quadri per ambienti raffinati. Il suo modus operandi si fonda su creazioni fatte a mano, sartoriali e sostenibili, all’opposto della fast fashion: capi unici e durevoli che valorizzano l’eleganza e la personalità di chi li indossa.
EU PARTNERS
IL DIRETTORE DEL FESTIVAL
Igor Wolfango Schiaroli –Creatore e direttore del Festival è rappresentante in Italia del Wrep EU, Registro Web Reporter & Creator, che tutela i diritti dei Web Reporter e dei Creatori Digitali indipendenti attraverso un’esclusiva piattaforma basata su smart contract e tecnologia Blockchain Wrep.
Il sistema è progettato come infrastruttura sostenibile, senza transazioni, a impatto CO₂ tendente allo zero, basata su registri condivisi e legalmente riconosciuti, fuori da ogni logica finanziaria, di crypto valuta o di speculazione.
Il registro EU Wrep, in Italia presente con l’associazione di promozione sociale Web Press Media Reporter APS, ha come finalità la libertà di cultura, di informazione e di espressione, secondo modalità democratiche e principi etici condivisi, e segue un codice etico coordinato.









