Afghanistan missione oppio, la droga , le case farmaceutiche, l’esercito, la mafia e i talebani

Non è facile capire perché c’è stato l’intervento in Afghanistan. Perché fare un intervento internazionale in un paese dove c’è solo l’oppio? Quando si omette la questione dell’oppio,  il controllo politico della sua produzione è questione fondamentale, si rischia di non capire gran parte della realtà del paese. Non ci possono essere molti dubbi. Leggiamo “Missione Oppio” e le testimonianze messe in evidenza da Giorgia Pietropaoli, all’epoca gionalista d’inchiesta, sono univoche: l’intero paese si regge sull’oppio (p. 24).

Quindici anni fa iniziava una nuova guerra di liberazione, il lungo intervento ‘umanitario’, ma da allora la situazione è peggiorata. Le autorità hanno dichiarato volta per volta che avevamo vinto e che la guerra era finita, ma era solo retorica e la gierra non è mai cessata. Ma la questione centrale si è sempre evitata, ovvero che senso può avere un intervento in un paese in cui c’è solo l’oppio?

Leggendo il libro capiamio che dopo l’invasione della NATO  la produzione di oppio riprende senza nessun disturbo, si innalza ai suoi livelli storici e poi aumenta ancora, addirittura di 30 volte. L’aumento di produzione di oppio ha nulla a che vedere con i talebani. La guerriglia è riapparsa dopo il 2006, cioè dopo il boom della coltivazione del papavero. L’intervento della NATO ha prodotto il boom nella produzione dell’oppio, poi solo l’insipienza del nuovo governo ha permesso il ritorno dei talebani. Non sono i talebani la causa del boom del papavero. La missione ISAF in Afghanistan era stata annunciata come missione transitoria. All’inizio l’intervento era riservato alla sola area di Kabul, la capitale. Lo scopo era quello di permettere l’insediamento di Karzai. In seguito l’operazione è stata allargata a tutto il territorio nazionale senza aumentare le risorse a disposizione. L’occupazione militare, che comunque non ha mai avuto il pieno controllo del territorio, ha favorito il boom dell’unico prodotto vendibile con profitto. Il risultato è la formazione di un’amministrazione molto corrotta, trapiantata in una narco-area virtualmente fuori ogni tipo di controllo. Oggi il grosso della produzione dell’oppio avviene nel sud del paese, in aree da sempre controllate esclusivamente da inglesi e americani (pp. 106-109). Il processo di crescita e di rafforzamento di tutta la filiera criminale va avanti da anni e in molte aree del paese si è stabilizzata una peculiare formazione economico-sociale. La produzione di oppio e di eroina è ampiamente consumata nel paese ed è massicciamente esportate in Iran e in Russia. Il meccanismo però non si mai fermato qui perché oggi la gran parte dell’eroina consumata in Europa e negli Stati Uniti viene dall’Afghanistan. Si è anche formata una connessione internazionale fra i gruppi criminali messicani e le organizzazioni afgane che si occupano del commercio di oppio (pp. 29-32). Da tempo, questo stato di cose è a conoscenza delle truppe italiane di stanza nel paese. L’autrice racconta anche l’incredibile vicenda di un tenente colonnello dei Carabinieri, un certo Cristiano Congiu. Inviato in Afghanistan dall’antidroga a fare indagini, il 4 Giugno 2011 ha avuto un incidente ed è morto per un colpo di pistola alla tempia. Fra i presenti all’incidente vi era anche una signora che lavorava per una ditta civile che faceva da copertura alle attività della CIA. L’autrice racconta anche che i dati dell’autopsia fatta in Afghanistan non combaciavano con quanto visto sul cadavere da testimoni italiani. Alla fine il corpo è stato provvidenzialmente cremato (pp. 85-99). Da anni le fonti d’informazione russe affermano che le forze d’occupazione americane non contrastano la produzione di droga perché questa rende cinquanta miliardi di dollari l’anno. La droga è prodotta nelle regioni del sud sotto controllo inglese e americano. Si tratta di aree geografiche marginali, anche da un punto di vita afgano. La produzione della merce è inoltre e gestita da gruppi locali apparentemente sprovvisti di quelle risorse necessarie per esportarla in tutto il resto del mondo (pp. 127-137). Malgrado tutto ciò la produzione di oppio e di eroina dell’Afghanistan ricompare in Kosovo da dove è distribuita in tutta Europa. Le fonti russe aggiungono anche che i collegamenti fra Bagram (l’aeroporto di Kabul) e il Kosovo sono mantenuto da alcune imprese di contractors (vi è il nome) molto vicine ai servizi statunitensi (pp. 157-169). Il quesito proposto dall’autrice: che cosa stiamo a fare in un paese in cui c’è solo l’oppio? Tutto il resto viene di conseguenza.

Acquista qui nella libreria di Fracassi il libro e i film:

FILM Afghanistan – La verità dietro la guerra

Afghanistan Regia: Franco Fracassi
Anno di produzione: 2011 – Durata: 100 min.
Tipologia: documentario – Genere: guerra/politico
Soggetto:Giorgia Pietropaoli (Autore inchiesta giornalistica) e Franco Fracassi (Autore inchiesta giornalistica)

 

Blue Ghosts [Film Documentario]

Blue Ghosts
Scritto e diretto da: Fanco Fracassi (Regia e Sceneggiatura)
Durata:54′
Data: 2011
Genere: Documentario
Inchiesta di Ludovica Amici, Katia Campacci, Enrico Mugnai, Roberto Mulas, Giorgia Pietropaoli, Francesca Spatola

 

 

 

 

Missione Oppio: Afghanistan – Ebook pdf

Missione oppio. Afghanistan: cronache e retroscena di una guerra persa in partenza
di Giorgia Pietropaoli

 


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