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Andrew e Tristan Tate, Wanna Marchi e l’eterna arte di farsi credere: perché continuiamo a cadere nelle trappole del potere

DiIgor Wolfango Schiaroli

Ago 30, 2026

Pubblico un’ inchiesta di costume e psicologia sociale sulla storia dei fratelli Tate, noti influencer che da luglio 2026 sono detenuti a Miami. L’Arresto è avvenuto su richiesta dell Regno Unito; le autorità britanniche hanno fatto richiesta di estradizione con  59 accuse nei loro confronti tra cui stupro, tratta di esseri umani e lesioni.  Sono attualmente in attesa che un giudice decida sulla loro richiesta di rilascio su cauzione e quindi dell’estradizione in Gran Bretagna. I due, ex kickboxer, si sono dichiarati innocenti ed erano già stati arrestati nel 2022 in Romania coinvolti in un’inchiesta a Bucarest per traffico di esseri umani, sfruttamento e associazione a delinquere.

I due fratelli hanno accumulato milioni di follower promuovendo modelli di mascolinità dominante e gestito piattaforme di formazione online a pagamento come the Real World

A Bucarest, all’interno del compound di “American Village”, i fratelli avrebbero messo in atto un sistema di reclutamento e sfruttamento di giovani donne anche minorenni costrette a produrre contenuti per adulti. Già arrestati in Romania nel dicembre 2022 con le accuse di associazione a delinquere, traffico di minori e riciclaggio, i Tate affrontano adesso anche il procedimento di estradizione promosso dalle autorità britanniche.

La fabbrica dei Social. Credere per credere

C’è una cosa che accomuna il venditore televisivo degli anni Ottanta, il guru motivazionale, il santone, il politico che promette miracoli, l’influencer che ostenta ricchezza e il personaggio che sui social sembra avere una risposta per tutto.

Non è necessariamente la menzogna. È qualcosa di più sofisticato: la capacità di costruire una storia nella quale l’altro desidera credere.

A caccia di odori a Londra dopo alcuni casi di colera: un’illustrazione di primo ‘800.presente al The National Library of Medicine

La vicenda dei fratelli Andrew e Tristan Tate, tornata violentemente al centro della cronaca nell’estate del 2026, offre un’occasione interessante per osservare questo meccanismo. Non perché i Tate siano semplicemente una versione  moderna dello schema che abbiamo conosciuto con  Wanna Marchi. Sarebbe una semplificazione. E nemmeno perché ogni persona che li abbia seguiti sia stata necessariamente ingannata.

Il punto interessante è un altro.

È capire come si costruisce un personaggio capace di trasformare la propria immagine in una prova della propria autorevolezza.

E soprattutto perché, nonostante migliaia di anni di racconti, tragedie, commedie, favole e religioni che ci hanno spiegato come funzionano gli imbonitori, continuiamo a cascarci.

I fratelli e influencer britannici Andrew e Tristan Tate sono stati tratti in arresto a Miami a seguito di un mandato di estradizione con 59 capi d’imputazione emesso dal Regno Unito. Andrew Tate deve rispondere di 22 capi d’imputazione tra cui stupro, aggressione e favoreggiamento della tratta di essere umani a fini di sfruttamento sessuale, mentre il fratello Tristan è accusato di violenza sessuale e traffico di esseri umani. I capi d’accusa contestati dalla polizia britannica fanno riferimento a fatti avvenuti tra il 2010 e il 2017. Ex campioni di kickboxing, i due sono poi diventati figure di riferimento della cosiddetta “manosfera” e icone dei movimenti misogini sul web. Nel 2015 avevano lasciato la Gran Bretagna per stabilirsi in Romania dove avevano affermato di sentirsi più protetti legalmente, proprio dopo le prime denunce di violenza presentate da tre donne nei confronti di Andrew.

I fratelli Tate e la fabbrica del personaggio

Andrew Tate è diventato uno dei personaggi più riconoscibili della cosiddetta manosfera social: lusso ostentato, automobili, orologi, donne, denaro, palestra, combattimento, successo e una narrazione aggressiva del maschio alpha e della mascolinità.

Insieme al fratello Tristan ha costruito una presenza digitale enorme, basata non soltanto sui contenuti prodotti direttamente, ma anche sulla loro imponente circolazione attraverso short video o video brevi, estratti, repost e discussioni sui social.

La manosfera (o manosphere) è una rete eterogenea di comunità online,  come forum, chat e canali social, in cui si promuovono idee antifemministe, critiche verso l’emancipazione delle donne e modelli di mascolinità tradizionali o aggressivi.

Il personaggio è costruito attorno a un messaggio semplice: io conosco le regole del mondo, voi no.

E qui comincia il primo meccanismo. Chi ascolta non viene invitato semplicemente ad acquistare qualcosa. Viene invitato ad appartenere a una categoria diversa di persone:

  • I vincenti.
  • I forti.
  • Quelli che hanno capito.
  • Quelli che non si fanno prendere in giro.

È una differenza fondamentale.

Il venditore tradizionale deve convincerti che il prodotto funziona.

Il venditore contemporaneo può tentare qualcosa di più potente: convincerti che comprarlo dimostra che sei una persona intelligente.

Il paradosso dell’uomo che dice di non poter essere ingannato

C’è poi una componente particolarmente interessante. A differenza degli acquirenti di Wanna Marchi il pubblico dei Tate non viene necessariamente intercettato presentandosi come ingenuo. Al contrario.

Molti messaggi di questo tipo fanno leva proprio sulla convinzione di essere più furbi degli altri:

  • “Tu hai capito come funziona.”
  • “Tu non sei come la massa.”
  • “Tu non sei uno dei perdenti.”

È una tecnica psicologica potentissima perché trasforma il dubbio in una minaccia all’identità. E questo è un meccanismo che vediamo bene negli sloga di tutti i cosiddetti movimenti di anti-politica che nascono e si diffondono sui social. E’ una nuova onda che crea una comunità settaria tanto che :

Se metto in discussione il personaggio che seguo, non sto soltanto mettendo in discussione l’influencer.
Sto mettendo in discussione una parte della mia stessa immagine.

Ed è qui che entra in gioco l’overconfidence: la sopravvalutazione della propria capacità di riconoscere l’inganno.

Il paradosso diventa nonsense e quasi comico.

La persona che dice “a me non potrebbe mai succedere” sta fornendo proprio una delle informazioni più interessanti sul proprio rapporto con il rischio.

La cronaca giudiziaria dei Tate del 2026

La vicenda giudiziaria dei Tate è molto più complessa della loro rappresentazione sui social e attraversa diversi Paesi.

Nel luglio 2026 le autorità britanniche hanno autorizzato 38 nuove accuse nei confronti dei due fratelli, portando il totale delle accuse autorizzate a 59: 42 nei confronti di Andrew Tate e 17 nei confronti di Tristan Tate. Le accuse comprendono, tra l’altro, stupro, aggressione e reati legati al traffico di persone a fini di sfruttamento sessuale. Le contestazioni riguardano fatti che le autorità collocano principalmente tra il 2010 e il 2017. (Crown Prosecution Service)

I due fratelli sono stati arrestati a Miami il 18 luglio 2026 dopo la richiesta britannica di estradizione. Al momento, mentre contestano l’estradizione, restano detenuti negli Stati Uniti. (Reuters)

È importante sottolinearlo: si tratta di accuse e procedimenti in corso, non di condanne definitive.

Ma nel frattempo è emerso un altro elemento che riguarda direttamente la costruzione dei personaggi.

Secondo quanto riportato dalla stampa sulla base degli atti giudiziari, la stessa difesa dei fratelli ha sostenuto che una parte dell’immagine di ricchezza mostrata online fosse costruita anche attraverso il noleggio di automobili di lusso e altri beni utilizzati per rappresentare uno stile di vita particolarmente ricco. La tesi della difesa è che quella rappresentazione fosse, almeno in parte, una costruzione mediatica funzionale all’attività online. (The Guardian)

È un dettaglio interessante non perché dimostri automaticamente che tutto ciò che i Tate hanno raccontato fosse falso.

Dimostra qualcosa di più importante.

Che nell’economia dell’influencer contemporaneo la rappresentazione della ricchezza può diventare essa stessa un prodotto.

Stefania Nobile e Wanna Marchi in TV

Da Wanna Marchi ai Tate: non è la stessa truffa, ma è lo stesso teatro

Ho letto tanti commenti in italiano dove sei evoca la signora Wanna Marchi. Tanti a condannare le vittime all’interno della macelleria dei commenti, tante frasi secche che trasformano truccatissime signore durante la seduta al parrucchiere in “storni cacatori” di città. Ho notato spesso  quella frase che ha reso famosa la famiglia Marchi: “gli stupidi si meritano di essere fregati“.

E questo un branco virtuale? Un’affermazione ingenua : se lo meritano, fanno bene i truffatori… i nquesta frase si nasconde un truccho mentale che possa sembrare innocua e plausibile. Questa affermazione nasconde uno dei piu’ pesanti attacchi alla nostra vita civile, alla serenità collettiva, al saper vivere in pace e legata alla propria visione spirituale del mondo. Il farci pensare che i deboli siano sotto di noi sul piano umano. Ed è alla base di tantissime foirme di manipolazione mentale che porta alla società del conflitto e della polarizzazione. una modello di società che vediamo essere sempre piu’ a fuoco.

Il paragone con Wanna Marchi va fatto quindi con cautela. Sono vicende completamente diverse per epoca, strumenti, contenuti e contestazioni giudiziarie.

Wanna Marchi utilizzava la televisione commerciale. Il suo universo era quello delle televendite, dei prodotti miracolosi, della paura, dell’urgenza e successivamente dell’esoterismo.

Nel caso che portò alla condanna, Marchi, la figlia Stefania Nobile e altri soggetti furono riconosciuti colpevoli di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. La Cassazione confermò nel 2009 le condanne a 9 anni e 6 mesi per Wanna Marchi e 9 anni e 4 mesi per Stefania Nobile.

La differenza è evidente.

Wanna Marchi vendeva un prodotto e una promessa stimolando le paure delle persone e utilizzando anche dei collaboratori che arrivavano anche a pseudo minacce verbali telefoniche.

Il sistema Tate, invece, ha venduto soprattutto un’immagine di sé e un modello di vita, uno stile di vita che ora dichiarano loro stessi essere stato falso.

Ma il meccanismo comunicativo presenta però una parentela sorprendente.

La costruzione dell’autorità.

La pressione.

L’urgenza.

La promessa di accesso a una conoscenza riservata.

La contrapposizione fra chi “ha capito” e chi invece è un ingenuo.

E soprattutto la trasformazione dell‘insicurezza dell’altro in carburante commerciale.

Wanna Marchi non vendeva soltanto prodotti

Riguardando oggi il fenomeno Marchi, si comprende che il prodotto era soltanto una parte della macchina.

La vera merce era la speranza.

La persona preoccupata per il proprio corpo comprava una promessa di trasformazione.

Quella impaurita dal futuro comprava una promessa di controllo.

Quella disperata per il denaro poteva essere attratta dalla promessa di una soluzione.

Il meccanismo è molto più antico della televisione.

E probabilmente molto più antico anche del commercio.

Aristofane aveva già capito tutto

Per capire fino a che punto il problema sia antico basta tornare ad Atene, nel V secolo avanti Cristo.

Aristofane, nella commedia “Le nuvole“, prende di mira il mondo della retorica, dell’argomentazione e dei nuovi maestri di parola.

La commedia mette in scena un problema che oggi riconosciamo immediatamente: se possiedi abbastanza abilità linguistica, puoi riuscire a far apparire convincente anche ciò che non lo è.

Non è necessario che l’argomento sia vero.

Deve sembrare efficace.

Le nuvole” è una commedia di Aristofane, messa in scena per la prima volta ad Atene nel 423 a.C. alle Grandi Dionisie La versione odierna è posteriore, redatta in un periodo tra il 421 e il 418 a.C. e probabilmente non è mai messa in scena dall’autore. Wikipedia

La ricerca classica sulla tragedia greca ha sottolineato proprio questo rapporto fra retorica, persuasione e inganno. Nei drammi tragici, il discorso può diventare uno strumento capace di modificare la percezione della realtà; l’oratore ingannevole viene spesso associato alla figura di Odisseo. (OUP Academic)

Aristofane porta il problema nella commedia.

Il personaggio vuole liberarsi dai propri debiti e cerca una scuola capace di insegnargli a discutere in modo tale da rendere il torto apparentemente ragionevole.

È una scena vecchia di quasi 2.500 anni.

Ma il concetto è modernissimo.

Non devi cambiare la realtà.

Puoi provare a cambiare il modo in cui gli altri la interpretano.

Il “Worse Argument” e il mondo dei social

Nella commedia “Le nuvole” possiamo cogliere un’altra intuizione straordinaria.

Aristofane mette a confronto l’argomento migliore e quello peggiore.

Il secondo non vince perché è più vero.

Vince perché è più abile nel persuadere.

Questa è una distinzione fondamentale.

La verità e la capacità di persuadere sono due cose diverse.

Il problema nasce quando una società confonde la seconda con la prima.

I social network hanno semplicemente moltiplicato questa possibilità.

Una persona – reale o virtuale –  davanti a una telecamera, circondato da automobili, orologi e immagini di lusso, può apparire autorevole prima ancora di aver dimostrato di sapere qualcosa.

Il video diventa la prova. Il frame la cattura e l’immagine sostituisce il curriculum. Il numero dei follower sostituisce l’autorevolezza.

La sicurezza con cui una persona parla sostituisce la verifica di ciò che dice.

Il trucco più antico del mondo: mostrarsi come colui che conosce il trucco

La cosa più raffinata è che il manipolatore moderno può presentarsi come l’antimanipolatore.

“Non fidarti dei media.”

“Non fidarti degli esperti.”

“Non fidarti dei politici.”

“Non fidarti delle banche.”

“Non fidarti della massa.”

E poi arriva la frase decisiva:

“Fidati di me.”

È una contraddizione soltanto apparente.

Perché demolire tutte le altre fonti di autorità serve proprio a lasciare una sola fonte disponibile.

Il problema non è il dubbio.

Il problema è quando il dubbio viene utilizzato per eliminare tutte le autorità tranne quella del venditore.

Il Mahābhārata e il potere delle parole

La cultura indiana aveva già affrontato un problema analogo.

Nel Mahābhārata la relazione fra verità, menzogna, strategia e potere è tutt’altro che semplice. La tradizione discute esplicitamente le circostanze nelle quali dire una menzogna possa essere moralmente giustificabile. (OUP Academic)

Ancora più interessante è la figura di Krishna.

Non perché possa essere semplicemente assimilato a un truffatore, sarebbe una lettura ridicola e storicamente scorretta, ma perché il poema contiene una riflessione molto sofisticata sull’uso dell’astuzia.

In alcuni episodi Krishna ricorre a stratagemmi e inganni per favorire la vittoria dei Pandava. La tradizione stessa si interroga sulla moralità di questi comportamenti. (Cambridge University Press)

La lezione non è “Krishna inganna, quindi gli uomini ingannano“.

È molto più interessante.

La stessa intelligenza che può essere utilizzata per comprendere la realtà può essere utilizzata per piegarla.

La parola può illuminare.

Oppure può confondere.

La strategia può difendere.

Oppure manipolare.

La Cina delle strategie e dei 36 stratagemmi

Anche la tradizione cinese ha conservato una straordinaria riflessione sulla strategia e sull’inganno nei cosiddetti “36 stratagemmi“.

Non sono semplicemente un manuale di truffa. Sono una raccolta di formule strategiche nelle quali l’inganno, l’azione indiretta, la sorpresa e la manipolazione dell’avversario vengono analizzati come strumenti per raggiungere un obiettivo. (MDPI)

È una differenza importante.

La manipolazione non nasce con i social.

I social hanno soltanto abbassato drasticamente il costo per praticarla.

Un tempo servivano una piazza, un pulpito, un palcoscenico o una televisione.

Oggi bastano una telecamera e una connessione.

E poi ci sono le favole

La tradizione indiana del Pañcatantra e dell’Hitopadeśa è ancora più esplicita.

Gli animali raccontano storie di amicizia, alleanze, tradimenti, ingenuità e astuzia.

L’idea centrale è sorprendentemente moderna: proprio perché la relazione affettiva crea fiducia, può diventare anche il terreno ideale per l’inganno.

Uno studio sull’Hitopadeśa osserva precisamente questa ambivalenza: l’amicizia può essere una base per la crescita, ma proprio per il suo contenuto emotivo può diventare anche terreno di inganno e tradimento. (Sage Journals)

In altre parole, il manipolatore non deve necessariamente distruggere la fiducia.

Gli conviene conquistarla.

La vittima non è necessariamente stupida

È forse questo il punto più difficile da accettare.

Chi viene manipolato non è necessariamente stupido.

Può essere intelligente.

Può essere istruito.

Può essere prudente.

Può essere persino molto esperto.

La vulnerabilità non dipende soltanto dall’intelligenza.

Dipende dal momento.

Dalla paura.

Dal desiderio.

Dalla solitudine.

Dalla pressione sociale.

Dalla necessità di trovare rapidamente una soluzione.

E soprattutto dal bisogno umano di dare un significato alle cose.


Lo “Scarcity Mindset“: una parte della storia, non tutta la storia

Andando a vedere i nuovi termini possiamo dare la colpa al mindset e orientarci verso  il problema della Mentalità di Scarsità o Scarcity Minset. Ma a volte i nuovi termini non aggiornano o migliorano quanto già affrontato in diversi studi accademici.

So quindi che gli elementi chiave che influenzano profondamente le decisioni umane sono quattro.  L’economia comportamentale e la psicologia del consumo li individuano in:

  • scarsità,
  • bias
  • predisposizione individuale
  • pressione sociale.

I lconcetto della scarsità è fondamentale, ma va precisato. La ricerca di Sendhil Mullainathan ed Eldar Shafir ha mostrato come la scarsità possa assorbire una parte importante delle risorse cognitive, creando quello che viene definito un problema di “mental bandwidth“: quando siamo concentrati su una mancanza urgente, diminuisce lo spazio mentale disponibile per altre attività. (American Psychological Association)

Ma non bisogna trasformare questa teoria in una legge universale.

Studi successivi hanno messo in discussione alcune delle conclusioni più forti sulla relazione fra scarsità e comportamento disonesto. Una ricerca preregistrata su migliaia di partecipanti, per esempio, non ha trovato evidenza che la scarsità delle risorse aumenti automaticamente la propensione alla disonestà. (PubMed)

Quindi il punto non è dire:

Se sei povero o sotto stress, sei più facile da truffare.

Sarebbe una conclusione semplicistica e anche ingiusta.

Il punto è che una mente sottoposta a pressione può avere meno spazio per controllare tutte le informazioni, confrontare le alternative e verificare con calma una promessa.

Ed è proprio lì che il venditore della soluzione miracolosa può trovare spazio.

Iconografia dell’estrazione della pietra della follia

Il bias di conferma fa il resto

Poi arriva il secondo meccanismo.

Cerchiamo inconsciamente le informazioni che confermano ciò che già pensiamo.

Se voglio credere che qualcuno sia ricco, potente e vincente, una Lamborghini parcheggiata davanti alla villa diventa una conferma.

Non mi domando necessariamente:

Questa automobile è sua?

Mi basta:

Ecco, lo sapevo.

È una differenza enorme.

La prima domanda verifica.

La seconda conferma.

La prova sociale

Poi arriva la massa, che in questo caso chiamerei “folla“.

Milioni di follower.

Commenti.

Video virali.

Fan.

Persone famose.

Testimonianze.

Screenshot.

Tutto comunica una cosa:

“Se lo seguono tutti, qualcosa di vero deve esserci.”

Ma il numero di persone che partecipano e quindi forse credono a qualcosa non costituisce una prova della sua verità.

È il vecchio argomento del consenso trasformato in metrica digitale.

Una volta erano le piazze.

Poi sono stati gli ascolti televisivi.

Oggi sono visualizzazioni e follower.

Il meccanismo psicologico è molto simile.

Il vero prodotto è l’identità

E qui il caso dei fratelli Tate diventa particolarmente interessante.

Il prodotto più potente non è necessariamente un corso.

Non è un abbonamento.

Non è un’automobile.

Non è una fotografia.

È l’identità.

“Diventa uno di noi.”

Questo messaggio è molto più potente di:

“Compra questo.”

Perché acquistare un oggetto finisce con l’acquisto.

Acquistare un’identità può diventare un comportamento continuativo.

Devi difenderla.

Devi dimostrare di aver scelto bene.

Devi difendere il personaggio davanti agli altri.

E così nasce un meccanismo curioso: quanto più abbiamo investito emotivamente in una persona, tanto più può diventare difficile ammettere che potremmo esserci sbagliati.

Il teatro antico non è mai finito

Gli antichi greci avevano già messo in scena l’impostore.

L’eroe astuto.

Il retore.

Il demagogo.

Il ciarlatano.

Il re che crede di sapere.

L’uomo che vuole sembrare ciò che non è.

La tragedia raccontava spesso il prezzo dell’errore.

La commedia mostrava il ridicolo dell’inganno.

Le favole orientali insegnavano a riconoscere l’astuzia.

Le tradizioni strategiche studiavano l’inganno come strumento del potere.

Eppure noi continuiamo a sorprenderci.

Forse perché ogni epoca inventa il proprio costume per un trucco antico.

Il ciarlatano del Medioevo aveva il mantello.

Quello dell’Ottocento aveva il palco.

Quello del Novecento aveva la televisione.

Quello del XXI secolo ha una Lamborghini, un podcast e un account Instagram.

La differenza fra credere e verificare

La vera difesa non è diventare cinici.

Il cinismo dice:

“Non mi fido di nessuno.”

La consapevolezza dice:

“Mi fido, ma verifico.”

È una differenza enorme.

Non dobbiamo smettere di ascoltare.

Dobbiamo imparare a separare il racconto dalla prova.

Non importa quanto sia sicuro di sé chi parla.

Non importa quante automobili abbia davanti alla telecamera.

Non importa quanti follower possieda.

Non importa quante persone dicano che è un genio.

La domanda deve tornare sempre alla stessa:

“Qual è la prova?”

La lezione dei Tate va oltre i Tate

Alla fine, quindi, il caso dei fratelli Tate è interessante anche se si decide di togliere per un momento dal tavolo ogni giudizio sulle accuse penali ancora da accertare.

Perché mostra qualcosa che riguarda tutti noi.

Mostra quanto sia facile trasformare l’immagine in autorità.

La ricchezza in competenza.

La sicurezza in verità.

La popolarità in credibilità.

La provocazione in profondità.

E la ribellione in una nuova forma di obbedienza.

Questa è forse la parte più ironica.

Il pubblico viene invitato a non farsi comandare da nessuno.

E finisce per affidare il proprio modo di vedere il mondo a qualcuno che gli spiega esattamente come deve pensare.

È la stessa vecchia commedia.

Solo che oggi il teatro è lo smartphone.

E il pubblico, questa volta, non deve nemmeno pagare il biglietto.

Gli basta scorrere.

E credere.

E forse è proprio questo il motivo per cui la vecchia domanda degli antichi continua a essere la più moderna di tutte:

non “chi parla meglio?”, ma “chi ha davvero ragione?”.

 

Bibliografia e sitografia

Fonti sulla vicenda Andrew e Tristan Tate

Crown Prosecution Service (CPS), CPS decides to prosecute Tate brothers with additional sexual offences, 19 luglio 2026. Fonte istituzionale britannica sulle nuove accuse e sul procedimento nei confronti dei fratelli Tate. (Crown Prosecution Service)

Reuters, Tate brothers to remain in US jail pending judge’s ruling, 27 agosto 2026. Ricostruzione degli sviluppi più recenti relativi all’arresto a Miami, alla richiesta di estradizione britannica e alla detenzione negli Stati Uniti. (Reuters)

Reuters, Lawyers for Andrew and Tristan Tate urge US judge to release them from jail, 7 agosto 2026. Aggiornamento sul procedimento di estradizione e sulla richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa. (Reuters)

Reuters, ‘Not a Marriott:’ Tate brothers held in solitary confinement in Miami jail, 12 agosto 2026. Approfondimento sulle condizioni di detenzione e sulle posizioni contrapposte della difesa e dell’accusa. (Reuters)

Il caso Wanna Marchi

Corriere della Sera, Vanna Marchi, condanna confermata, 4 marzo 2009. Ricostruzione della sentenza definitiva della Corte di Cassazione e della condanna di Wanna Marchi. (Corriere della Sera)

Corriere della Sera, Vanna Marchi e la figlia vanno in carcere, 5 marzo 2009. Approfondimento sulla condanna definitiva per associazione per delinquere finalizzata alla truffa. (Corriere della Sera)

Psicologia della persuasione e della scarsità

Mullainathan, S. & Shafir, E., Scarcity: Why Having Too Little Means So Much, Times Books, 2013. Il lavoro costituisce uno dei principali riferimenti teorici per il concetto di scarsità e di “mental bandwidth”.

American Psychological Association, The psychology of scarcity, 2014. Approfondimento divulgativo sul rapporto tra scarsità, attenzione e risorse cognitive. (American Psychological Association)

Retorica, persuasione e mondo classico

O’Regan, D., contributo in The Oxford Handbook of Rhetorical Studies, Oxford University Press, sul rapporto fra retorica sofistica e commedia antica attraverso la lettura delle Nuvole di Aristofane. (OUP Academic)

Aristofane, Le nuvole. Commedia utilizzata nell’articolo come riferimento storico-letterario per la riflessione sull’abilità retorica, sulla persuasione e sulla possibilità di rendere convincente un argomento indipendentemente dalla sua fondatezza.

Tradizioni culturali e strategie dell’inganno

Mahābhārata, tradizione epica indiana. Utilizzato come riferimento culturale per la riflessione sul rapporto fra verità, strategia, inganno e responsabilità morale.

Pañcatantra e Hitopadeśa, tradizioni narrative dell’India antica. Utilizzati come riferimento per il tema dell’astuzia, della fiducia, del tradimento e della vulnerabilità all’inganno.

I trentasei stratagemmi, tradizione strategica cinese. Riferimento alla lunga elaborazione culturale dell’inganno, della dissimulazione e della strategia come strumenti del conflitto e del potere.

 


Igor Wolfango Schiaroli

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