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Fatemi capire: i genitori che passano tutto il giorno sui social ignorando i figli vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no?”.
Lo psichiatra Paolo Crepet interviene così sul caso della “famiglia nel bosco” in Abruzzo, dove tre bambini sono stati allontanati dal Tribunale per i Minorenni.

Crepet non entra nel merito del fascicolo, ma solleva un dubbio di fondo: quali sono oggi i criteri con cui lo Stato valuta l’idoneità educativa di una famiglia? «Il punto non è il bosco o la città, ma la qualità della relazione», ricorda. Non è l’indirizzo di residenza a fare la differenza, ma la presenza, l’affetto e la capacità educativa dei genitori.

Sul piano giuridico il principio è chiaro: il minore ha diritto a crescere nella propria famiglia d’origine e l’allontanamento rappresenta una misura eccezionale, giustificata solo da fatti gravi e accertati. Quando le decisioni si basano su ipotesi, pregiudizi o stili di vita “non conformi”, il confine tra Stato di diritto e Stato etico diventa sottile.

La questione si inserisce in un contesto più ampio, segnato da casi che hanno scosso l’opinione pubblica. A Bibbiano, l’inchiesta sugli affidi ha dato vita a un processo mediatico ben più forte delle condanne poi effettivamente pronunciate. Al Forteto, al contrario, per anni minori affidati sono rimasti in una comunità dove gli abusi erano già stati accertati, nonostante condanne e allarmi.

Due estremi che mostrano la fragilità del sistema: si può intervenire troppo o troppo tardi. Da qui la domanda, più politica che tecnica: le famiglie vanno accompagnate e sostenute o sostituite?

Tra servizi sociali sotto pressione, comunità educative e tribunali sovraccarichi, il rischio è che l’allontanamento diventi la scorciatoia di fronte a situazioni complesse e poco seguite nel tempo. Ma per i bambini, ricordano gli esperti, la separazione dai genitori è quasi sempre una ferita profonda e duratura.

Il caso della “famiglia nel bosco” è solo l’ultimo episodio a riaccendere il confronto. Al centro, più che la contrapposizione bosco vs città, resta una domanda: quanto siamo davvero disposti a difendere il diritto dei minori a crescere con i loro genitori, quando questo diritto non coincide con i nostri modelli di normalità?


Maria Capozza

Maria Capozza

Avvocato Rotale Presidente e fondatrice della Giovanna d’Arco Onlus Web Reporter ed ideatrice del Format “Maria per Roma“ Whistleblower

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