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Donum, Le cronache del vuoto

Alberto Bonato

DiAlberto Bonato

Mar 4, 2026
Cristian Scapin

L’Italia è un paese di scrittori, Nel nostro paese escono circa 90000 titoli ogni anno che corrispondono a circa 300 titoli al giorno (dato del 2019).

Un dato che fa a pugni con l’abitudine di noi italiani alla lettura visto che circa il 60% della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno.

In questo panorama variegato esistono una serie di autori che provano a proporre le loro opere al pubblico con risultati spesso davvero sconfortanti, non per la qualità del loro lavoro, quanto proprio perché inserirsi in un mercato come questo è davvero complicato.

Io sono un lettore medio. Prima di aprire il mio canale YouTube riuscivo a leggere più o meno un libro al mese. Sembra tantissimo rispetto alla media italiana, ma assolutamente in media se consideriamo i paesi scandinavi. Oggi per me la lettura è divenuta quasi un lusso. Da quando ho aperto il canale, da un certo punto di vista, leggo molto di più. Una storia complessa mi porta a leggere 3 o 4 libri, ma si tratta di una lettura diversa. Non mi godo i libri dato che sono diventati per me una mera fonte di informazioni per il racconto che sto sviluppando. Insomma non riesco più a trovare il tempo per leggere quello che vorrei senza una finalità pratica.

Ecco perché quando ho l’occasione di entrare in contatto con un testo che nulla a che fare con le mie ricerche, faccio fatica a non approfittarne.

E questo è proprio uno di quei casi. Mi contatta Cristian Scapin per dirmi che è riuscito a dare alle stampe la sua prima opera e mi invita alla presentazione. Si intitola “Donum – Le cronache del Vuoto”. Mi dice che è un libro di fantascienza e che era il sogno della sua vita riuscire a pubblicarlo.

Copertina del libro

Me lo manda anche in PDF, ma io non riesco a leggerlo in tempo e quindi decido di andare alla presentazione proprio per farmi incuriosire e farmi venire la voglia di trovare comunque il tempo per affrontare quel testo. E quindi perché non approfittarne per fare a Cristian anche qualche domanda sulla sua esperienza da autore?

La prima domanda esce da sola. Perché fantascienza?
Donum” mi risponde Cristian “nasce come la maggior parte delle cose per puro caso. Mi verrebbe da dire, era una notte buia e tempestosa, perché io purtroppo non ho tempo durante il giorno di scrivere, quindi scrivo alla notte. Stavo preparando un’avventura per una convention di giochi di ruolo, ambientata appunto in ambito fantascientifico, però avevo avuto da poco notizia che sarei stato operato a un piede, per cui non avevo la possibilità di partecipare a questa convention. E lì, di fronte allo schermo del computer e con l’avventura mezza completata, mi si è accesa una lampadina. Perché non trasformare questa storia da semplice gioco di ruolo in un racconto? Così sono partito, solo che la cosa non è stata racchiusa in un racconto, ma è diventata un’epopea che vedrà tre volumi di cui questo è il primo”.

Prima opera quindi. Gli domando quanto sia stato difficile completarla.

Avevo anni e anni di fantasie racchiuse in un cassetto. Il problema è che quando quel cassetto l’ho aperto è esploso il caos. Man mano che scrivevo, anche se avevo chiaro dove sarei voluto arrivare, mi accorgevo che la storia in parte si modificava in base allo sviluppo. Pensavo una cosa, poi mi dicevo che era troppo semplice, troppo scontata, e quindi ero costretto a cambiare qualche cosa, anche perché lavorare con la fantascienza non è semplice. Nella fantascienza è già stato detto tutto e di più, quindi, o mi ritrovo a fare un clone di qualcos’altro, oppure devo cercare di provare a creare qualcosa di nuovo”.

E cosa avevi di nuovo?

L’unica cosa che ho di nuovo sono le mie fantasie, le mie frustrazioni, le mie perplessità sulla società umana, e ho riversato dentro, anche con cattiveria in certi punti, tutte queste manifestazioni del mio essere.”

E quindi Donum diventa un modo per parlare della nostra società in una specie di metafora che sposta la narrazione in un tempo futuro non ben identificabile, dove le astronavi e i viaggi interstellari sono la normalità.

L’obiettivo principale di Donum” mi spiega Cristain “è quello di trasmettere quelle che sono le mie idee, quelle che sono i miei pensieri sulla società moderna e futura, ovviamente utilizzando la fantascienza come medium. Le mie idee non sono scritte palesemente tra le pagine del libro, bisogna cercarle tra le righe, guardare il senso e vederlo da prospettive diverse. Il libro è il racconto di una missione che parte con un’intenzione e si rivela essere tutt’altro. Una situazione che poi innescherà tutta una catena di eventi che porterà all’evoluzione dei protagonisti, l’evoluzione sia fisica come esseri umani che morale come gruppo”.

Cristian Scapin
Cristian Scapin

La voglia di chiedere qualche cosa sulla trama a questo punto è forte, ma sarebbe una forzatura. Il bello di un libro è che può stupirti in ogni momento e quindi resisto alla tentazione e preferisco spostarmi su Cristian Scapin come scrittore e soprattutto autore della sua prima opera. Gli chiedo quindi se si sia fatto influenzare da altri autori.

Sì e no. Certo non posso fare finta di non conoscere Asimov, Dick, Heinlein e altri scrittori che hanno formato il mio modo di vedere la fantascienza. Però ammeto di averci messo dentro anche qualche puntina di Lovecraft. Anche se alla fine ho provato a metterci dentro me stesso, il mio modo di pensare, il mio modo di essere”.

Il libro mi sembra interessante. Sentendo parlare Cristian non riesco a non fermi venire la voglia di iniziare subito a leggerlo. Resta i l fatto che però, un aspetto che mi interessa sempre quando incontro un autore alla sua prima opera, è capire quali sono le difficoltà che deve avere affrontato. Glielo chiedo e lui mi guarda con una espressione che descrive perfettamente la fatica che ha dovuto affrontare.

La scrittura del libro è stata la parte semplice. In sei mesi avevo tutto pronto. Il vero problema è la stampa e la distribuzione. Mi sono fatto l’idea che le case editrici non vogliano più rischiare. Io ne ho contattare parecchie e alla fine ho scelto quella che mi permetteva di non rimetterci troppo denaro. Non mettono a disposizione servizi come impaginazione o correzione, o meglio, lo fanno, ma devi essere tu a pagare. Senza parlare di quanto mi riconoscono per la vendita. L’unica cosa buona di questa casa editrice è che mi hanno lasciato la proprietà intellettuale dell’opera. C’è da sperare che le cose possano cambiare con le opere successive. Se vendi bene, magari le condizioni possono essere migliorate per i l libro successivo, ma se non riesci a farti conoscere e non vendi ti trovi da capo. È il cane che si morde la coda”.

Gli chiedo come si è organizzato per la distribuzione.

La casa editrice non ti fa questo servizio quindi o ti fai il giro delle librerie sperando che loro siano interessate, o ti affidi alla vendita on line. Tu figurati che avevo trovato una libreria interessata, ma il distributore gli faceva pagare 5 euro a libro la consegna. Ti rendi conto che a quel punto il libro esce di mercato?

Quello che capisco dalla chiacchierata con Cristian è che vivere scrivendo è davvero un lusso. Per partire o hai un colpo di fortuna grazie al quale ti fai un nome o devi metterti in testa che dovrai prevedere un investimento personale per partire. Questo libro infatti è stato possibile solo grazie all’aiuto di alcune persone che hanno creduto nel progetto di Cristian.

“Se avessi dovuto fare tutto da solo sarei ancora lì a scrivere” mi confessa.

Mi sono avvalso anche della tecnologia moderna. Per la correzione e l’impaginazione, infatti, mi sono avvalso di una IA che mi ha tolto tre quarti del lavoro. Grazie a questo sistema sono stato in grado di svuotare, di proiettare tutto il mio essere, la mia fantasia, all’interno delle pagine del libro”.

Gli chiedo se abbia già avuto dei feedback da chi ha letto il libro.

Certo” mi risponde “Parecchi feedback che mi hanno fatto sperare bene. Il mio scopo principale è che questo libro generi delle emozioni e queste le persone che hanno letto il libro le hanno trovate. Figurati che una ragazza mi ha anche detto che queste emozioni erano così forti che ad un certo punto ha persino dovuto sospendere la lettura. Non riusciva ad andare avanti perché il libro le aveva suscitato delle emozioni così intense che aveva dovuto sospendere per un po’. In più grazie a Donum sono entrato come socio nel World SF Italia, un’associazione culturale fondata con l’obiettivo di diffondere la cultura della fantascienza e del fantastico in Italia, anche questo un sogno che si realizza.

Gli faccio notare che quello che dice potrebbe spaventare un eventuale lettore.

Non posso farci nulla. La fantascienza è un topos letterario. Una scusa per parlare della nostra società. Donum è il mio urlo alla società, il mio gridare in faccia al mondo quello che penso, quello che secondo me è la realtà in cui viviamo giusto o sbagliato che sia non sta a me giudicare. Questa è una società con chiari e scuri e io non potevo fare altro che essere onesto con me stesso e con chi mi leggerà”.

Chiedo a Cristian quale potrebbe essere il lettore tipo al quale ha pensato di rivolgersi?

Anche qui devo essere onesto. Donum non è un libro facile. È un libro che va considerato come una mattonata sul piede, un pugno allo stomaco. Un libro perfetto per chiunque voglia misurarsi con qualcosa di particolare, qualcosa di diverso, con una fantascienza che, anche se ricalca alcuni cliché classici, vuole essere predisposta in maniera diversa. Una fantascienza che ti lascia pensare, e che a volte ti lascia l’amaro in bocca. Io stesso, durante la scrittura del libro, mi sono trovato a ridere con le lacrime agli occhi, mi sono trovato a piangere, mi sono trovato ad aver paura di tornare a letto. Non è pura evasione, ma piuttosto una riflessione sul mondo che ci circonda”.

Ci lasciamo. Durante la strada del ritorno a casa ripenso a quello che ha detto Cristian e mi rendo conto che ho voglia di leggerlo quel libro. Paradossalmente quello che poteva sembrare come una dissuasione ad affrontare l’opera, ha suscitato in me l’effetto contrario. Sono curioso. Scopro di avere voglia di correre quel rischio, di prendermi la mattonata sul piede.


Alberto Bonato

Alberto Bonato

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