Nel manuale di Anna Rita Cleri e Fausto Tagliaferri, postura, movimento ed emozioni diventano parti di un unico percorso di conoscenza personale
C’è un linguaggio che precede le parole e che, spesso, continua a parlare anche quando scegliamo di tacere. È il linguaggio del corpo: il modo in cui camminiamo, respiriamo, occupiamo lo spazio e reagiamo alle tensioni della vita quotidiana. Da questa prospettiva prende forma il Manuale di psicoposturologia. La psicoterapia cinestesica, pubblicato da Edizioni Efesto e firmato dalla posturologa, cinesiologa, pedagogista, Anna Rita Cleri insieme allo psichiatra Fausto Tagliaferri.
Il volume, composto da 206 pagine illustrate, propone un incontro fra due territori che per lungo tempo sono stati studiati separatamente: la dimensione psicologica e quella posturale. La parola “psicoposturologia” nasce proprio dalla loro fusione e indica un metodo che considera il corpo non come semplice involucro della mente, ma come parte attiva dell’esperienza emotiva e cognitiva.
Conoscersi partendo dal corpo
Il punto di partenza del manuale è racchiuso nell’antico invito inciso nel tempio di Apollo a Delfi: «Conosci te stesso». La strada suggerita dagli autori, tuttavia, procede in una direzione particolare. La conoscenza personale non passa soltanto dall’analisi dei pensieri e dei ricordi, ma anche dall’osservazione del movimento, dell’equilibrio, delle tensioni muscolari e delle abitudini posturali.
Secondo l’impostazione illustrata nel libro, il corpo può essere considerato una sorta di “metastruttura”: una realtà nella quale si organizzano e si manifestano aspetti fisici, emotivi e cognitivi. Le posture assunte nel tempo non sarebbero quindi soltanto il risultato di fattori biomeccanici, ma potrebbero risentire anche del modo in cui la persona ha imparato a riconoscere le proprie emozioni, affrontare l’ambiente e costruire la propria identità.

Non si tratta semplicemente di attribuire un significato psicologico automatico a ogni posizione corporea. L’idea centrale è piuttosto quella di utilizzare l’esperienza fisica come strumento di consapevolezza: ascoltare il corpo per comprendere meglio il proprio modo di sentire e di reagire.
La psicoterapia cinestesica
Il sottotitolo del manuale introduce il concetto di “psicoterapia cinestesica”. La cinestesia è la percezione interna del movimento e della posizione del corpo, una capacità che permette di avvertire dove si trovano gli arti e come ci stiamo muovendo anche senza guardarli.

Nella prospettiva proposta da Cleri e Tagliaferri, questa percezione diventa una possibile via di accesso alla vita psichica. Attraverso un lavoro corporeo personalizzato, la persona viene invitata a riconoscere schemi motori e tensioni abituali, sperimentando modalità differenti di movimento e di relazione con lo spazio.
L’obiettivo dichiarato è favorire un cambiamento che non rimanga confinato alla comprensione razionale. Una nuova esperienza corporea potrebbe infatti aiutare a osservare, e progressivamente riorganizzare, alcuni automatismi emotivi e cognitivi consolidati nel corso della crescita.
Il dialogo con il cognitivismo post-razionalista
Il modello viene associato dagli autori alla prospettiva cognitivista post-razionalista, secondo la quale ogni individuo costruisce nel tempo un proprio modo di dare ordine e significato all’esperienza. In questa visione la persona non è un osservatore neutrale della realtà, ma partecipa attivamente alla costruzione della propria identità.
Le esperienze dell’infanzia, le relazioni affettive e le modalità apprese per affrontare paura, insicurezza o stress possono contribuire alla formazione di schemi relativamente stabili. La psicoposturologia ipotizza che questi schemi coinvolgano anche il corpo e possano esprimersi nel tono muscolare, nella respirazione, nell’equilibrio e nella qualità generale del movimento.
Il lavoro corporeo viene così presentato come complemento di un percorso di consapevolezza. Modificare il modo di percepirsi e muoversi potrebbe offrire alla persona nuove informazioni su di sé, rendendo più riconoscibili reazioni che, proprio perché automatiche, risultano difficili da osservare attraverso il solo ragionamento.
Un approccio centrato sulla persona
Uno degli aspetti sottolineati nella presentazione del volume è la personalizzazione del percorso. Non esiste, infatti, una postura ideale valida per tutti, così come non esiste una storia psicologica universale. Ogni corpo conserva caratteristiche, adattamenti ed esperienze differenti.
La proposta del manuale mira quindi a coinvolgere il lettore in maniera attiva, favorendo l’autosservazione e una maggiore autonomia. Il benessere viene interpretato in senso ampio: non semplicemente come assenza di dolore, ma come ricerca di un equilibrio fra dimensione fisica, emozioni, pensieri e rapporti con l’ambiente.
Questa impostazione intercetta un interesse sempre più diffuso verso le connessioni fra mente e corpo. Stress, ansia e disagio emotivo possono avere manifestazioni fisiche; allo stesso tempo, dolore, rigidità e limitazioni motorie possono influire sull’umore e sulla qualità della vita. La psicoposturologia tenta di collocarsi in questo spazio di dialogo.
Una proposta da esaminare con attenzione scientifica
L’integrazione fra lavoro corporeo e attenzione alla dimensione psicologica rappresenta un campo promettente, ma richiede anche prudenza. Il termine “psicoposturologia” indica una proposta metodologica specifica degli autori e non va automaticamente confuso con una disciplina clinica dotata dello stesso livello di validazione delle psicoterapie riconosciute o dei trattamenti sanitari consolidati.
Le relazioni fra postura, emozioni e salute mentale sono complesse e non permettono interpretazioni deterministiche. Una spalla abbassata, una schiena curva o una particolare modalità respiratoria non costituiscono, da sole, la prova di uno specifico conflitto psicologico. Allo stesso modo, un percorso corporeo non dovrebbe sostituire diagnosi, psicoterapia, fisioterapia o cure mediche quando queste risultino necessarie.
Il contributo più interessante del manuale può allora essere individuato nell’invito a superare una separazione troppo rigida fra corpo e mente. La postura non è soltanto una fotografia anatomica: è un processo dinamico, influenzato dal movimento, dall’ambiente, dalla storia personale e dalle condizioni psicofisiche del momento.
Una diversa educazione all’ascolto
Il messaggio che attraversa la proposta di Cleri e Tagliaferri è semplice quanto ambizioso: per conoscersi non basta interrogare i pensieri; occorre imparare ad ascoltare anche ciò che il corpo comunica.
In una società segnata dalla sedentarietà, dalla velocità e da un’attenzione spesso frammentata, recuperare la percezione del respiro, dell’appoggio e del movimento può diventare un esercizio di presenza. Il corpo smette così di essere considerato una macchina da correggere e torna a essere il luogo concreto nel quale emozioni, relazioni e identità prendono forma.
Il Manuale di psicoposturologia propone dunque una mappa per esplorare questo territorio di confine. Non una formula definitiva, ma un tentativo di costruire un lessico comune fra postura e psicologia, affidando al movimento una domanda fondamentale: quanto di ciò che siamo può essere compreso imparando a sentire, prima ancora che a spiegare?
Scheda del libro: Anna Rita Cleri e Fausto Tagliaferri, Manuale di psicoposturologia. La psicoterapia cinestesica, Edizioni Efesto, collana Parerga, 2024, 206 pagine, ISBN 9788833815169.

