Dopo 17 anni di battaglie giudiziarie, il 25 giugno 2026, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha depositato il sigillo definitivo sul processo per la strage alla stazione di Viareggio del 29 giugno 2009. Con il rigetto dei ricorsi degli imputati, è diventata esecutiva la sentenza del processo d’appello bis/ter: la responsabilità penale per il disastro ferroviario colposo è stata confermata.
Tra le condanne divenute definitive, spiccano i 5 anni di reclusione per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e RFI, insieme alle condanne per altri 10 imputati, tra cui quella a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni per Michele Mario Elia, ex AD di RFI. Va precisato che, durante il lungo iter processuale, alcune delle accuse originariamente contestate — tra cui quelle di incendio colposo e di lesioni personali colpose — sono state dichiarate estinte per intervenuta prescrizione, lasciando come capo d’imputazione principale quello di disastro ferroviario colposo.
La difesa di Mauro Moretti ha continuato a sostenere anche in quest’ultimo grado di giudizio l’assenza di responsabilità penali dirette in capo al proprio assistito. Tuttavia, il Collegio ha confermato il verdetto, consolidando un orientamento giurisprudenziale che, negli ultimi anni, vede la Cassazione sancire con fermezza la responsabilità dei vertici aziendali. In diverse pronunce recenti, la Corte ha ribadito che la ‘delega di funzioni’ – spesso usata in passato come schermo difensivo dai dirigenti apicali – non esonera chi detiene il potere di spesa e di indirizzo strategico dall’obbligo di vigilare sulla sicurezza. La responsabilità penale, dunque, risale fino ai piani alti non solo per colpa operativa, ma per la creazione di sistemi organizzativi che, secondo quanto emerso nelle aule di giustizia, hanno sacrificato la prevenzione sull’altare dell’efficienza.
Resta tuttavia un dato di fatto imprescindibile: per giungere a questa sentenza definitiva sono stati necessari 17 anni. Un arco temporale che interroga profondamente il nostro sistema giudiziario sulla capacità di offrire risposte tempestive, specie di fronte a tragedie che hanno segnato in modo così devastante la nostra storia recente e che hanno lasciato una ferita indelebile nella comunità di Viareggio.
Eppure, nonostante il peso di questa attesa, la pronuncia della Cassazione chiude la vicenda restituendo dignità al sistema giudiziario e offrendo una risposta concreta a chi ha sofferto di più. Arrivando a pochissimi giorni dal triste anniversario del 29 giugno, questo verdetto rappresenta un traguardo fondamentale per i familiari delle vittime, riuniti nell’associazione ‘Il mondo che vorrei’, che per quasi due decenni non hanno mai smesso di lottare con civiltà e tenacia. Una sentenza che, pur non potendo cancellare il dolore, consegna a loro e all’intero Paese una giustizia compiuta e una pagina indelebile per la sicurezza di tutti.
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