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Questo articolo è ispirato ad un evento  durante il quale ho conversato con delle donne che ammiravano e sventolavano simboli legati storicamente all’oppressione della libertà di pensiero e di segregazione di genere senza percepire nulla di ciò che indossavano, forse acciecate da un odio comune verso un popolo che neppure conoscevano.  Mi sono chiesto: l’intelligenza può essere una minaccia?

La storia sociale dell’ostilità verso il “più capace” non è un accidente né una curiosità da salotto: è un fenomeno fisiologico della politica sociale. Quando una singola mente o un piccolo gruppo dimostrano maggiore ingegno pratico o teorico — quando, cioè, costruiscono cose che rendono il mondo più efficiente, più complesso o semplicemente meno comodo per la narrativa collettiva — la risposta più ricorrente non è la meraviglia, ma il risentimento organizzato. È un meccanismo che filosofi, antropologi, psicologi e neuroscienziati hanno cercato di classificare: mimetismo e capro-espiatorio, psicologia della folla, propaganda e le basi neurali delle emozioni che rendono questi processi così “facili” da attivare.

Mimeticismo e capro-espiazione

René Girard ha formulato una delle spiegazioni più eleganti: il desiderio umano è in larga parte mimetico — impariamo a desiderare ciò che gli altri desiderano, e dalla mediazione del desiderio nascono rivalità che spesso si risolvono con la ricerca di un capro espiatorio, un singolo (o un gruppo) su cui scaricare la violenza sociale e ricostituire la coesione. Il capro espiatorio è dunque sia meccanismo di pace apparente sia tecnologia rituale di esclusione.

Nietzsche, da parte sua, aveva messo in luce una radice morale del fenomeno: il ressentiment— l’ostilità che nasce quando chi è inferiore (in potere o in capacità) reinterpreta la propria impotenza come virtù morale e denigra ciò che non comprende. L’intelligente diventa “colpevole” per il solo fatto di rappresentare un’eccellenza incomoda.

La somma dei due approcci — mimetico + morale — spiega perché la massa non si limita a ignorare il genio: lo trasforma in bersaglio rituale, spesso inventando giustificazioni morali post-hoc.

Psicologia di massa e obbedienza

Lo studio “classico” della folla (Gustave Le Bon) mostrava come l’individuo immerso nella moltitudine perda autocontrollo e razionalità, diventando suggestionabile: quando la folla amplifica l’ansia, la soluzione più semplice è trovare un nemico.

Esperimenti più moderni — Solomon Asch sulla conformità e Stanley Milgram sull’obbedienza — hanno dimostrato sperimentalmente che la pressione sociale e l’autorità possono spingere individui normali a negare l’evidenza o a infliggere danno, rispettivamente. Questi risultati ci mostrano che non serve un “mostro” nel singolo: bastano situazioni ben costruite per convertire la maggioranza in esecutori o giustificatori dell’ingiustizia.

La conseguenza pratica la osserviamo quando un innovatore disturba lo status quo, non ha bisogno di un ordine esplicito per essere isolato o eliminato; spesso è sufficiente la dinamica di gruppo ben orchestrata.

Propaganda, persuasione e cervello

Edward Bernays ha formalizzato l’idea che l’opinione pubblica è plasmabile: la persuasione sistematica può creare consenso o odio a comando. Robert Cialdini ci ha dato le leve pratiche: reciprocità, ripetizione, autorità, prova sociale — tecniche che funzionano benissimo sia per vendere shampoo sia per trasformare un individuo in capro espiatorio.
Dal punto di vista neuroscientifico, Joseph LeDoux e Antonio Damasio (tra gli altri) hanno spiegato come emozioni e segnali corporei guidino il giudizio e la decisione: non siamo “cervelli puri” che ragionano dopo aver processato i fatti; siamo macchine che valutano per primissima cosa il pericolo, il conforto e la coesione sociale. Le reazioni emotive — attivate da ripetizione, immagini forti, esclusione dell’informazione contraria — ancorano giudizi che la ragione fatica a correggere.

In sintesi possiamo affermare che manipolare il feed emotivo di una popolazione è spesso più efficace che fornire argomentazioni razionali; ecco perché la semplice ripetizione di una menzogna, abbinata a immagini e esclusione del contraddittorio, converte la maggioranza contro il singolo eccellente.

Esempi storici

Pensiamo a Socrate, condannato a morte da Atene nel 399 a.C. con l’accusa formale di corrompere i giovani e introdurre nuovi dèi. Il caso è paradigmatico: il filosofo che mette in crisi le narrazioni condivise viene giudicato pericoloso per la coesione civica (vedi Platone, Apologia).

In età moderna ricordiamo Galileo Galilei, perseguitato per la sua adesione all’eliocentrismo; il suo processo (1633) illustra come istituzioni consolidate possano sospendere il confronto aperto e usare la legge e la morale come strumenti di esclusione.

Non mancano esempio contemporanei, spesso ignorati come Turing, Swartz o Snowden.

Alan Turing, Marzo 1951

Alan Turing è stato brillante, cruciale per la vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, poi perseguitato dal suo steso governo per la sua omosessualità e privato della sua posizione; la società che beneficia della sua invenzione lo emargina e lo consegna alla morte

Aaron Swartz durante un discorso contro la SOPA

Il giovane Aaron Swartz, che quasi tutti ignorano era un programmatore e attivista processato con pesanti accuse informatiche per aver voluto ampliare l’accesso alla conoscenza. Dobbiamo a lui la possibilità di avere dei test premonitori per il cancro alla prostata. Anche lui consegnato alla morte a causa la pressione giudiziaria che ha subito. Il caso mette in luce come la legge possa essere usata per schiacciare chi contesta interessi consolidati.

Edward Snowden, forse più conosciuto anche per merito del noto film hollywoodiano. E’ un whistleblower ancora in esilio, trasformato da “difensore della trasparenza” a “traditore” a seconda del discorso pubblico; esemplifica la polarizzazione contemporanea dell’opinione pubblica e la strumentalizzazione mediatica.

Con questi brevi esempi non intendo descrivere i dettagli o le giustificazioni legali ma bastano a mostrare il modello ricorrente: genio o dissenso → percezione di minaccia → isolamento/colpevolizzazione → legittimazione dell’azione punitiva.

Amara conclusione

L’ostilità strutturale contro il più intelligente non è un’anomalia morale individuale, ma il prodotto di più meccanismi concatenati: desiderio mimetico e capro-espiatorio, pressione della folla e obbedienza, tecniche di persuasione e le vulnerabilità emozionali del cervello umano. Conoscere questi meccanismi non ci rende immuni — ma ci consegna una mappa per diagnosticare e, forse, arginare la tirannia della mediocrità organizzata.

Bibliografia

Girard, René. Violence and the Sacred (e opere sul mimeticismo).
Nietzsche, Friedrich. On the Genealogy of Morality. (sul ressentiment).
Le Bon, Gustave. The Crowd: A Study of the Popular Mind.
Arendt, Hannah. The Origins of Totalitarianism. (sulla dinamica di massa e il totalitarismo).
Milgram, Stanley. “Behavioral Study of Obedience.” The Journal of Abnormal and Social Psychology (1963).
Asch, Solomon. Esperimenti sulla conformità (1950s).
Bernays, Edward. Propaganda (1928).
Cialdini, Robert B. Influence: The Psychology of Persuasion.
LeDoux, Joseph E. The Emotional Brain (1996).
Damasio, Antonio R. Descartes’ Error: Emotion, Reason and the Human Brain (1994).


Iggy Poppins

Iggy Poppins

Iggy Poppins è un appassionato in nuovi media e alla tecnologia, con esperienze nella comunicazione del settore web. È  indipendente e non appartiene a nessuna squadra politica.

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