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SPLENDORE E MISERIA – La Nuova Oggettività tedesca

Enrico Tubertini

DiEnrico Tubertini

Giu 11, 2024

Dopo la fine della prima guerra mondiale la Germania, si leccava le ferite e l’arte iniziava a raccontare tutto ciò che la guerra stessa aveva provocato. La società era divisa tra la miseria del dopoguerra e lo splendore del Gold Power degli anni venti e tutto confluiva nella ricerca di distrazione che conferiva ai night club, ai cafè, ai teatri quel luogo di fuga dove dimenticarsi del proprio status di essere umano sventurato o utilizzare il proprio status di ricco industriale, per trovare piacere, gli uni sfruttando gli altri.

GLANZ UND ELEND SPLENDOR AND MISERY Leopold Museum Wien - Videolapse

Le donne rimaste vedove iniziarono ad alzare la testa, nel 1918 ottenero il voto e la società che aveva bisogno di lavoratori, accettò la nuova figura della donna manager mascolina, visto che gli uomini erano devastati psicologicamente e fisicamente, creando un nuovo modello di bellezza androgina creando una nuova visione della donna stessa, così gli artisti iniziarono a sbizzarrirsi tra capelli a caschetto e talleur da uomo. Ma la miseria portava anche le donne a prostituirsi e gli uomini a mendicare e non solo gli uomini ma anche i bambini costretti a vivere per strada. Accanto alle donne manager, figure come dottori, imprenditori, massoni riconosciuti, architetti e grandi industriali, beneficiavano di questa deriva e si facevano ritrarre, fieri del loro status. La vita si consumava nelle strade e nelle fabbriche ma era di notte nei bordelli e nei teatri danzanti che la fauna umana riscopriva la sua vera natura, dove gli attori indossavano la maschera della sopravvivenza, facendo ridere con meccanismi studiati i ricchi benestanti.

E l’arte inizìò a raccontare tutto questo, soffermandosi, sui volti delle persone, scavate dalla sofferenza o dal benessere con questo movimento, la nuova oggettività, così coniato dallo storico Gustav Friedich Hartlaub che organizzò una mostra nel 1925 presso la galleria d’arte di Mannheim che racchiuse i pittori che ne fecero parte. I tratti erano sobri, come gli sguardi, dai quali non traspariva nessuna emozione ma i volti, quelli si, quelli parlavano. Così troviamo la donna sfregiata nell’auto ritratto con modella di Christian Schad, dove si evince la lussuosità dei personaggi ma lo sfregio sulla donna, denota che “non è tutto oro quel che luccica”.

Oppure la vecchiaia decadente del dipinto Old Lovers di Otto Dix, dove si capisce che i vecchi valori sono gettati al mare. O ancora i volti sofferti e ingrugniti d ei bambini di Hubbuck. O ancora i personaggi coi volti tirati o goffamente satolli, sospesi tra ironia e perversione e ricchi di profonda solitudine di Grosz, il più famoso esponente del movimento. Anche dal punto di vista sessuale, questa corrente si lascia andare al raccontare di sfoghi proibiti nella repubblica di Weimar, ma non per tutti, ad esempio “La lista di Berlino” ad esempio dava la possibilità di praticare liberamente l’omosessualità in alcuni cafè e nightclub alla moda.

La legge era per tutti ma non uguale per tutti. All’interno di questo movimento, come decise sempre Hartlaub vi erano artisti politicamente di sinistra che usavano l’arte come protesta mentre altri che erano diciamo più politically correct, così quando nel 1933 la repubblica di Weimar lasciò il posto alla violenza del dispotico nazionalsocialismo, molti artisti furono costretti a subire perquisizioni nei propri studi, fuggire o addirittura uccisi, mentre altri, più servili trovarono perfino una crescita.
La mostra con circa 150 opere provenienti da musei internazionali e collezioni private rappresenta la prima presentazione completa della Nuova Oggettività tedesca in Austria. Opere ricche di umanità e disumanità al tempo stesso e dense di una profonda bellezza espressiva.

Il Leopold Museum, all’interno del museum district, accoglie anche la più completa collezione di Egon Schiele e molte opere del maestro del Secessionismo austriaco Gustav Klimt dei primi del ‘900.
Buona Visione

LEOPOLD MUSEUM
Museumsplatz 1, 1070
Wien, Austria
tel: +43 1 525701522
Daily: 10 am to 6 pm
Open on public holidays.
24.05.2024–29.09.2024


Enrico Tubertini

Enrico Tubertini

Enrico Tubertini è di origini bolognesi. Ha fatto il Dams e lavorato nei videoclip, poi si è trasferito a Roma dove ha iniziato a lavorare nel cinema ed in televisione. Artista e pittografo.

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