Negli ultimi mesi, il dibattito intorno a una possibile bolla dell’intelligenza artificiale è cambiato di tono. Non è più una questione per addetti ai lavori o un esercizio di analisi tecnica: sta diventando un tema che tocca l’equilibrio complessivo dei mercati. Basta leggere con attenzione le principali testate economiche per rendersi conto che qualcosa si sta muovendo. Le valutazioni continuano a crescere, spesso più velocemente dei fondamentali, e questo solleva interrogativi che riguardano non solo chi investe, ma anche chi ha il compito di governare e regolamentare.
La domanda vera, oggi, non è soltanto se ci troviamo di fronte a quotazioni eccessivamente ottimistiche, ma quanto l’intero sistema, dalle aziende tecnologiche agli investitori istituzionali, sia esposto al rischio di una correzione improvvisa. È un tema che inizia a toccare la stabilità complessiva del quadro economico, e che richiede un’attenzione più ampia da parte dei policy-maker e delle autorità di vigilanza. In altre parole, non è più una discussione accademica: riguarda tutti.
Il contesto: perché emergono i timori di una bolla IA
La Bank of England (BoE), banca centrale del Regno Unito, nel suo recente rapporto sulla stabilità finanziaria ha lanciato un monito di grande rilievo: le valutazioni azionarie delle società tecnologiche focalizzate sull’IA appaiono “stirate” sotto diversi profili, esponendo i mercati al rischio di una brusca correzione. I prezzi risultano infatti così elevati rispetto ai fondamentali reali da non trovare adeguata giustificazione negli attuali risultati economici. Il mercato sta trattando il settore come strategico, e l’equilibrio dei prezzi presuppone un futuro quasi “perfetto”.
È sufficiente che qualcosa proceda meno bene del previsto perché queste valutazioni, oggi considerate “strectched”, inizino a “slacciarsi”, con oscillazioni di prezzo anche rapide e significative.
Secondo la Bank of England, l’elevata concentrazione di alcune grandi aziende legate all’IA all’interno degli indici, unita a proiezioni future particolarmente ambiziose, lascia gli investitori esposti nel caso in cui la narrativa positiva sull’intelligenza artificiale dovesse perdere slancio.
Stretched valuation: i prezzi delle azioni sono talmente alti rispetto ai fondamentali reali dell’azienda da risultare tirati, forzati, poco giustificati dai dati economici. È un modo elegante, molto usato dalle banche centrali, per evitare parole come sopravvalutato o in bolla, ma in senso tecnico significa che le previsioni di crescita future incorporate nei prezzi sono molto ottimistiche. Pertanto i valori di mercato sono superiori a ciò che gli indicatori fondamentali (ricavi, utili, margini, cash flow, debito) giustificherebbero.
Evidenza empirica e modelli teorici: il divario tra potenziale e rendimento reale
Da un punto di vista teorico, alcuni lavori accademici recenti offrono degli spunti utili per comprendere la struttura di questo possibile squilibrio. In particolare, il modello “Capability Realization Rate (CRR)” proposto da tre ricercatori che hanno pubblicato un modello teorico su ArXiv. Xinmin Fang, Lingfeng Tao e Zehengxiong Li nel loro paper , “AI’s Euclid’s Elements Moment…”, propongono un modello teorico evolutivo secondo il quale, l’IA stia attraversando fasi “storiche” simili a quelle cognitive umane (per es. scrittura, logica), e prevedono un’evoluzione verso una capacità di “pensiero computabile”. Dal punto di vista economico, il lavoro di Fang, Tao e Li non è un’analisi finanziaria in senso stretto, ma implica una lettura molto chiara su come l’evoluzione dell’IA cambierà i mercati, e quali settori potrebbero essere vincenti o fragili.
ArXiv è un archivio online open access, molto noto nel mondo accademico, che raccoglie articoli scientifici in forma di preprint, cioè studi resi pubblici dagli autori prima della revisione formale da parte delle riviste scientifiche.
Nel paper c’è un messaggio quasi geopolitico-economico: l’IA sta diventando un fattore di potere strategico quanto l’energia, semiconduttori e telecomunicazioni.
Il problema resta quello di ogni bolla tecnologica vissuta negli ultimi 40 anni. Lo scenario è sempre lo stesso: gli investitori premiano aziende che comunicano IA più di quelle che la costruiscono davvero e questo crea una distorsione tra valore percepito e valore reale aumenta il rischio di una bolla tecnologica, la stessa cosa che abbiamo visto con quella dot-com.
Dobbiamo sempre tener presente che la vera innovazione e l’euforia non si muovono allo stesso ritmo.
Nello scenario attuale il capitale computazionale diventa la nuova forza trainante della produttività, mentre l’euforia di mercato rischia di generare valutazioni slegate dalla concretezza. Il modello si concentra sul divario (misalignment) tra il potenziale futuro di capacità IA (come atteso dal mercato) e il valore effettivamente realizzato. Secondo i tre autori, la valutazione sull’IA sembra in molti casi quasi del tutto ancorata su promesse future, piuttosto che su risultati tangibili già dimostrati. Quello dei tre ricercatori è quindi un approccio che cerca di misurare il divario tra il potenziale promesso delle tecnologie IA e il valore realmente realizzabile.
In parallelo, un altro recente studio su agenti finanziari basati su IA ha dimostrato che, pur facendo scelte razionali, gli agenti intelligenti utilizzati dai traders possono essere indotti al cosiddetto herding (comportamento collettivo) una dinamica che potrebbe favorire bolle se guidata da incentivi di profitto.
Anche se questi agenti agiscono in modo razionale, valutando dati e probabilità come farebbe un investitore esperto, possono comunque essere portati a seguire gli altri in massa, cioè a comportarsi in modo herding o gregario. Se questa dinamica si dimostra molto forte, rischia di amplificare le oscillazioni dei prezzi e creare quindi bolle finanziarie. In questo scenario il valore di un asset salirebbe molto al di sopra del suo valore reale semplicemente perché tutti lo comprano e ognuno segue gli altri in un circolo vizioso, spinti dal potenziale speculativo.
L’herding è quando molti investitori (o agenti automatizzati) prendono decisioni simili nello stesso momento, non tanto perché ogni decisione sia perfetta, ma perché seguono quello che fanno gli altri. Nel contesto degli agenti IA, questo può succedere perché i loro algoritmi reagiscono in maniera simile agli stessi segnali di mercato o agli stessi incentivi di profitto.
Per questo motivo anche le decisioni razionali, quando replicate da tanti agenti programmati similmente e orientati al profitto, possono creare comportamenti collettivi rischiosi che aumentano la probabilità di bolle finanziarie.
Le preoccupazioni sistemiche della BoE
Il Comitato di Politica Finanziaria (FPC) della BoE non si è limitato a evidenziare una possibile sopravvalutazione degli attivi legati all’IA, ma cerca di individuare rischi concreti che potrebbero innescare una correzione drastica. Tra questi:
- Vincoli infrastrutturali: il FPC avverte che potrebbero emergere strozzature nei sistemi fondamentali per l’IA, come la fornitura di energia o i dati o le materie prime, che potrebbero compromettere la realizzazione delle attese di ricavi derivanti da investimenti massicci nell’infrastruttura IA.
- Eccesso di ottimismo e concorrenza: il Comitato segnala che le stime troppo rosee sull’adozione o sulle capacità future dell’IA potrebbero essere riviste al ribasso, soprattutto se lo sviluppo tecnologico rallentasse o se emergessero concorrenti imprevisti.
- Rischi operativi e di sicurezza: esiste il pericolo che attori malevoli sfruttino l’IA, mediante attacchi informatici o attraverso la “manipolazione” dei dati usati per addestrare modelli, aumentando la vulnerabilità del sistema finanziario.
- Rischi finanziari sistemici: il FPC avverte che una correzione improvvisa dei mercati potrebbe avere effetti a catena sull’economia reale. In particolare, una stretta del credito e un ritiro dei finanziamenti potrebbero amplificare le tensioni finanziarie.
- Dipendenza da fornitori ristretti: la BoE evidenzia anche il rischio sistemico derivante da una forte concentrazione su pochi provider IA. Se molti operatori finanziari dipendono da modelli, dati o infrastrutture comuni, un problema su uno di questi servizi critici potrebbe propagarsi rapidamente.
Voci divergenti: non è detto che siamo già in bolla
Non tutti gli analisti condividono una visione catastrofista. Un trader di Goldman Sachs, Mike Washington, ha argomentato che sebbene ci sia “froth” (schiuma) nel mercato, non esistono ancora segnali di una bolla esplosiva simil dot-com.
In particolare, Washington cita tre ragioni principali:
- Le grandi società tecnologiche hanno una crescita reale e consolidata, non solo una valutazione speculativa.
- Ci sono afflussi di capitali continui, sia da investitori nazionali sia da investitori esteri, che credono nel potenziale dell’IA.
- Il consumatore, secondo loro, resta resiliente e continua a sostenere una parte significativa del mercato.
In parallelo, nel settore strategico di Goldman Sachs avvertono che, nonostante le analogie con la bolla delle dot-com, non emergono ancora gli squilibri macro finanziari tipici di una bolla classica: utili aziendali solidi, bilanci controllati, e tensioni sui mercati del credito non ancora destabilizzanti.
Implicazioni per investitori, imprese e policy-maker
Alla luce di queste dinamiche, occorrono alcune raccomandazioni concrete:
- Per gli investitori istituzionali: valutare un’allocazione prudente verso titoli legati all’IA, considerando scenari di downside più severi. È sensato adottare strumenti di copertura (hedging) per proteggersi da una correzione significativa.
- Per le imprese tecnologiche: è fondamentale dimostrare concretamente i ritorni degli investimenti in IA, non basarsi esclusivamente su metriche di potenziale futuro. La trasparenza sulle roadmap tecnologiche e sugli investimenti infrastrutturali diventerà una leva competitiva.
- Per i regolatori e le banche centrali: monitorare la concentrazione del mercato IA, effettuare stress test sui bilanci esposti al rischio tecnologico e rafforzare la vigilanza sulle esposizioni legate ai data centre e agli investimenti infrastrutturali IA.
Conclusione
L’ipotesi di una “bolla dell’IA” non è più un titolo giornalistico ben riuscito, né una provocazione accademica: è un rischio finanziario concreto, riconosciuto dai regolatori e osservabile nei numeri. Le valutazioni in forte rialzo, la concentrazione estrema del mercato, le aspettative quasi messianiche sul futuro dell’AI e le tensioni geopolitiche che attraversano le catene del valore tecnologico creano un terreno che definire instabile è, se vogliamo, un eufemismo.
Allo stesso tempo, sarebbe un errore simmetrico ignorare ciò che davvero sta accadendo. Alcuni degli attori oggi al centro dell’attenzione stanno generando valore autentico: non storytelling, ma capacità tecnologica, infrastrutture solide e innovazione che potrebbe rappresentare l’ossatura stessa dell’economia dei prossimi decenni.
Abbiamo già vissuto qualcosa di simile con la bolla delle dot-com. La sua implosione fu alimentata da un mix di euforia, ignoranza tecnica degli operatori e scarsa capacità di distinguere i progetti sostenibili dalle scommesse vuote. Molti pionieri dell’epoca sono svaniti, travolti dall’incapacità di restare in rotta in un mercato che chiedeva rigore, non entusiasmo. Ma questo non deve farci dimenticare la lezione più importante: non è “internet” ad essere fallita nel 2000, sono fallite le narrazioni in powerpoint prive di sostanza.
In poco più di vent’anni il mondo digitale ha trasformato ogni aspetto della nostra vita. Questo perché, nonostante le bolle e le correzioni, la produzione d’informazione la sua distribuzione e interpretazione resta il vero motore dell’economia contemporanea. Gli investimenti consapevoli, mirati e sostenuti da competenze reali hanno creato i leader globali che oggi definiscono l’economia digitale.
L’IA potrebbe seguire la stessa traiettoria: una fase di eccessi, inevitabile, accompagnata però dalla nascita di un’infrastruttura che, se solida e ben governata, cambierà i modelli produttivi ed economici quanto, se non più, dell’avvento dell’internet.
La chiave, per investitori e regolatori, sarà come sempre è stato distinguere il “futuro promesso” dall’”innovazione realizzata”. Una politica di cautela informata, unita a una disciplina di mercato, potrà aiutare a evitare che l’euforia dell’IA si trasformi in una crisi sistemica.
Fonti e Citazioni
[1]: https://www.theguardian.com/business/2025/oct/08/bank-of-england-warns-of-growing-risk-that-ai-bubble-could-burst “Bank of England warns of growing risk that AI bubble could burst | Bank of England | The Guardian”
[2]: https://uk.finance.yahoo.com/news/bank-of-england-ai-stock-market-bubble-risk-report-125937642.html “Bank of England warns of AI-driven stock market bubble”
[3]: https://arxiv.org/abs/2505.10590? “Anchoring AI Capabilities in Market Valuations: The Capability Realization Rate Model and Valuation Misalignment Risk”
[4]: https://arxiv.org/abs/2510.01451? “Financial Stability Implications of Generative AI: Taming the Animal Spirits”
[5]: https://www.digit.fyi/bank-of-england-warns-of-sharp-market-correction-as-ai-bubble-ready-to-burst/ “Bank of England warns of “sharp market correction””
[6]: https://www.bankingnews.gr/diethni/articles/834039/bank-of-england-shock-warning-the-artificial-intelligence-bubble-will-burst-very-soon-market-disaster-coming? “Bank of England shock warning – The artificial intelligence bubble will burst very soon, market disaster coming”
[7]: https://www.bankofengland.co.uk/-/media/boe/files/financial-stability-in-focus/2025/financial-stability-in-focus-artificial-intelligence-in-the-financial-system.pdf “Bank of England”
[8]: https://www.businessinsider.com/goldman-sachs-mike-washington-ai-bubble-stocks-2025-10 “A Goldman Sachs trader gives 3 reasons he thinks AI stocks are not in a bubble”
[9]: https://www.marketwatch.com/story/goldman-sachs-insists-ai-is-not-a-bubble-yet-stocks-still-have-room-to-run-7cab1d93?”Goldman Sachs sees echoes of dot-com bust in AI, though it doesn’t call top”
VIDEO
Preoccupazioni AI e lo sfogo di Altman: cosa c’è dietro i mercati (Ed Brunetti): https://www.youtube.com/watch?v=dT157eMMS5U

www.youtube.com/watch?v=dT157eMMS5U
www.youtube.uk/watch?v=dT157eMMS5U



