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Il Pulizer per Julian Assange? No la galera!

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La verità non ha colore. La verità ha una sola bandiera, quella della giustizia. In un mondo in cui le informazioni importanti e vere vengono sempre più celate all’opinione pubblica e in un mondo dove l’opinione pubblica ha sempre più peso nelle scelte dei governi i media dovrebbero svolgere al meglio il proprio dovere. I media dovrebbero spendere buona parte delle proprie risorse umane e finanziarie per scoprire ciò che non ci viene detto, per svelare la montagna di bugie che fuoriescono quotidianamente da chi detiene il potere. Invece, più si va avanti e più i media si allontanano dalla loro missione e si asserviscono al potere. Wikileaks e il suo fondatore Assange sono apparsi proprio per colmare questo vuoto, per riportare l’equilibrio nel mondo, per bilanciare (anche se di poco) il rapporto di forze tra chi detiene il potere e la massa dei cittadini del mondo. Per questo Assange è stato perseguitato, da tutti (o quasi). Per questo i media raramente hanno parlato bene di lui. Per questo tanti, troppi hanno applaudito al suo arresto. «Un giornalista deve agire nella legalità delle leggi». Ma quale giornalista o cultore della giustizia avrebbe mai potuto partorire una corbelleria del genere? Eppure è ciò che è stato detto dopo il suo arresto. Ma noi, che siamo uomini liberi, quell’arresto lo contestiamo e attendiamo con impazienza l’arrivo di un nuovo Assange.

Julian Assange è stato arrestato in Inghilterra in quanto accusato, dalle corti americane, di avere pubblicato materiale militare e diplomatico top secret attraverso la piattaforma Wikileaks. E’ accusato di aver diffuso dei documenti contenenti segreti di Stato che hanno messo in imbarazzo le istituzioni americane, sopratutto il Pentagono.
E’ accusato di aver rivelato al pubblico dei rapporti interni che contengono prove dei crimini di guerra commessi dai militari americani durante la guerra in Iraq e in Afghanistan.
E’ accusato addirittura di complicità in pirateria informatica con l’ex militare Chelsea Manning, condannata al carcere (e parzialmente graziata da Obama) per aver consegnato a wikileaks decine di migliaia documenti militari riservati.


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