Le donne sono curate peggio? Affrontiamo la Medicina di Genere

Dovete sapere che la maggior parte delle sperimentazioni farmacologiche attualmente in atto viene effettuata quasi esclusivamente sul sesso maschile. Affrontiamo un tema molto importante in Medicina: la questione della “Medicina di Genere“, cioè della differenza fondamentale che esiste nel curare un uomo e una donna. Questo concetto vale bene anche nella chirurgia. Le differenze tra la biologia maschile e femminile sono notevoli, anche nella chirurgia dobbiamo prenderle in cosiderazione sopratutto sugli strumenti che vanno usati.

Dagli anni ’90 e nonostante ci sono state tante iniziative sulla medicina di genere tutt’oggi la medicina viene sperimentata quasi esclusivamente sul sesso maschile.

Quando nasce ufficialmente la medicina di genere? Nasce negli anni ’90 per merito di Bernardine Patricia Healy, una cardiologa americana che è stata anche la prima donna a divenire direttrice dell’Istituto Nazionale della Salute negli Stati Uniti (NIH). Essendo una cardiologa ha messo in evidenza come è differente lo svolgimento delle patologie cardiache nell’uomo e nella donna.

Bernardine Patricia Healy, Cardiologa. Prima donna direttore dell’Istituto Nazionale della Salute negli Stati Uniti (NIH)

La Dottoressa Healy in un famoso editoriale, che pubblicò nel New England Journal of Medicine, evidenziava il fatto che le donne fossero meno ospedalizzate rispetto agli uomini e meno sottoposte alle coronarografie e agli interventi come gli Stent o i Bypass ed erano vittime di maggiori errori diagnostici. Cosa ancora più grave è l’evidenza che le donne venivano ignorate dalle sperimentazioni cliniche sui nuovi farmaci sulle nuove tecnologie.
La maggior parte delle linee guida codificate erano, negli anni ’90, ottenute da grandi sperimentazioni erano condotte quasi esclusivamente su un solo sesso: quello maschile. Purtroppo nonostante le tante iniziative a favore della medicina di genere questo tuttora accade.

L’articolo della cardiologa americana Bernardine Healy  lanciò con molta forza la cosidetta “Medicina di Genere tanto che quattro anni dopo alla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne a Pechino, era il 1995, l’argomento fu oggetto di un ulteriore risonanza che investì praticamente tutto il pianeta. Negli ultimi vent’anni l’interesse è aumentato anche se spesso il concetto non è stato compreso fino in fondo.

Cosa significa medicina di genere? Significa comprendere in che modo le malattie di tutti gli organi e sistemi si manifesta nei due generi con delle differenze e per questo motivo è necessario valutare queste differenze di genere rispetto ai sintomi delle malattie e alla necessità di trovare diversi percorsi diagnostici unitamente alle separate interpretazioni dei risultati come la differenza nella risposta ai farmaci.
Assistiamo quindi a reazioni differenti sopratutto dal punto di vista immunitario ma le reazioni sono a livello di tutti gli organi e come illustrato nel video Wrep di Sponzilli vedremo come addirittura l’infarto si presenta in maniera differente nell’uomo e nella donna.

Le varie tappe dell’affermazione della medicina di genere.
Nel 2003
il Ministero della Salute incaricò degli specialisti per formulare delle Linee Guida sulle sperimentazioni cliniche farmacologiche tenendo conto della variabilità di sesso e nel 2005 viene istituito l’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna e andando avanti e abbiamo un comitato Comitato Nazionale di Bioetica nel 2008 che mette in risalto la necessità di tenere ben evidenti le differenze di generere anche se per momento solo nelle sperimentazioni farmacologiche. Nel 2013 il Parlamento italiano presenta alla Camera dei Deputati una propostadi legge, la n.1485, in materia di norme sulla medicina di genere. Andando avanti nel tempo la Ministra della Salute e Giulia Grillo nel 2019 approva il piano per l’applicazione e diffusione della Medicina di Genere che era previsto dall’articolo 3 della legge del 2018 approvato dalla Conferenza Stato Regioni. Questo documento ha posto l’Italia all’avanguardia in Europa proprio perché siamo stati i primi in Europa a stilare un documento di questo genere.

Nonostante tutti questi movimenti di opinione le sperimentazioni tutt’oggi vengono fatte quasi esclusivamente sul genere maschile quindi è necessario ristudiare le patologie che affliggono uomini e donne, dalle malattie cardiovascolari ai tumori alle malattie metaboliche a malattie neurologiche. In chirurgia vanno rimessi discussioni i ferri chirurgici e tutto l’armamentario medico deve necessariamente essere differenziato nel trattamento dei due sessi tenendo conto delle variabilità strutturali e fisiologiche che sono diverse nel corpo maschile e femminile.

Ritorniamo alle malattie cardiovascolari.  Se chiediamo ad una donna di quale malattie ha più paura ci dirà probabilmente il cancro del seno anche se le malattie cardiovascolari stanno diventando un grosso problema per il sesso femminile perché non viene facilmente riconosciuta. Negli ultimi decenni la mortalità per le malattie cardiovascolari è diminuita notevolmente nel mondo maschile ma molto meno in quello femminile e ancora meno nelle donne diabetiche. In cardiologia le donne possono avere dei sintomi completamente diversi dal genere maschile nell’infarto spesso si notano le differenze,  cioè nella donna manca spesso il caratteristico dolore miocardico e il dolore si avverte soprattutto a livello del collo e del dorso e l’apparizione di stati d’ansia. Nella donna sopesso viene sottovalutato il problema cardiaco e le donne quindi vengono ospedalizzate di meno o in ritardo, non accedono al codice rosso del pronto soccorso e quindi la rischio mortalità per malattie cardiovascolari. Il genere femminile ha tessuti ed organi bersaglio diversi da quelli maschili così che il microcircolo cardiaco può subire maggiori problematiche rispetto alle grandi arterie. La donna può avere molto più sensibile il microcircolo per dirla tutta una serie di patologie cardiovascolari sono caratteristiche della donna come la sindrome della rottura del cuore, la dissezione coronarica la sindrome di Takotsubo che sarebbe la sindrome del cuore infranto (o cardiomiopatia da stress) di cui parleremo probabilmente in un prossimo video. Anche la malattia diabetica è più a rischio per il cuore nelle donne rispetto agli uomini.

Teniamo conto di tutto questo e di quanto è importante differenziare il sesso maschile e femminile. Nelle medicine olistiche, ad esempio, non solo si fa la differenziazione tra sesso maschile e femminile ma nello stesso sesso abbiamo attività diverse rispetto alle varie malattie perché il nostro sistema neuro endocrino immunitario è in base alla nostra costituzione, quindi molto spesso le cure devono essere personalizzate anche nello stesso sesso ma ancora di più tra l’uomo e la donna.

Nasce un problema, il problema della cosiddetta “medicina difensiva“, nato con la Legge Gelli di alcuni anni fa attraverso la budget che un medico può essere denunciato incriminato se non rispetta le linee guida cioè i protocolli indicati nelle linee guida, ma come dicevamo appunto le linee guida sono tutte standard sul sesso maschile per cui di fatto  bisognerebbe dare al medico la sua autonomia perché il medico , come il medico di base o un medico internista, è colui che conosce il proprio paziente e può decidere cosa è giusto per uno o per l’altro, per un uomo, per una donna eccetera … quindi tutto dovrebbe essere interpretato dal medico ma purtroppo la medicina difensiva ci blocca e questa è una riflessione che il medico Sponzilli ci offre in questo Video della Ruberica Medicina Libera realizzati dal Wrep, primo registro EU Web Reporters in tecnologia Blockchain.
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