Cinema e Cucina Parte 2

Buon pomeriggio ben ritrovati sono Gastone Saletnich e ci troviamo qui per parlare, nel secondo appuntamento, di cinema e cibo. Ci siamo lasciati alle spalle gli anni 70 dove diciamo sono tre i film che rappresentano un po’ i capisaldi del rapporto tra cinema e cibo. Abbiamo detto Ettore Scola “C’eravamo tanto amati”, abbiamo detto “Vacanze Intelligenti”, un episodio di “dove va in vacanza” c’è un altro film che rappresenta e che descrive molto bene il rapporto tra cinema e cibo abbiamo fin del 73 di Marco Ferreri “La grande abbuffata”.
Riparto proprio da qui, perché dalla “Grande abbuffata” del ’73 si passa negli anni ’70 negli anni Ottanta, alla dieta e a nuovi regimi alimentari.
Se negli anni ’70 il film di Ferreri in qualche modo era la metafora di un’ingordigia che ormai sembrava aver condannato il nostro Paese gli anni ottanta rappresentano in qualche modo un nuovo un nuovo impulso per il nostro Paese, c’è voglia di uscire al più presto possibile dalla crisi degli anni ’70 anche se negli anni ’80 il cinema assume, ed è un aspetto che lo diversifica da quello degli anni ’70, un significato più intimista pensiamo ad esempio a Nanni Moretti e alla sua “sacher torte”. “lei praticamente non ha mai assaggiato la sacher torte? no??!! continuiamo così facciamoci del male
Pensiamo al suo voler sublimare il dolore tuffandosi in un gigantesco barattolo di nutella.
Dicevamo sono gli anni delle diete e se c’è un regista attore che ha affrontato questo problema è Carlo Verdone. Diversi sono i film di Carlo Verdone dove rapporto cinema cibo viene affrontato, uno dei più belli è “Acqua e sapone” uno dei primi, la giovanissima fotomodella americana costretta a una dieta rigidissima dalla madre, scoprendo che il suo tutore non è un prete ma bensì il bidello Carlo Verdone lo ricatta facendosi portare in tutti i ristoranti possibili immaginabili, mangiando pizza e cozze come se non ci fosse un domani.
Sempre Carlo Verdone con Pozzetto fa “7 chili in 7 giorni” il film racconta di questi due personaggi senza arte né parte, oserei dire falliti, che si inventano di sana pianta una clinica per dimagrire 7 chili in 7 giorni.
L’esito è scontato la loro avventura si rivelerà un fallimento e alla fine i due apriranno un’osteria che si chiama “Ai due portoni” per cui comunque un happy ending.
Sempre negli anni 80 torniamo a un grande di cui abbiamo già parlato prima, forse nessuno come lui si è occupato di cinema e cibo, se la memoria non mi inganna le sue sceneggiature, le sue idee venivano concepite proprio qui vicino un habitué.
A guardare i titoli dei suoi, film pensiamo a “la cena” del 1998 dove tutto si svolge all’interno di un ristorante e questo ristorante, è una metafora di quello che succede fuori, di tutte le contraddizioni di tutti i problemi che ormai gravano sulla nostra società. Pensiamo qualche anno prima a “La famiglia” dove viene raccontata la vita del personaggio principale che è Gassman, dalla sua nascita nel 1906 al ai suoi 80 anni.
Diverse sono le scene che si svolgono a tavola, penso a una bellissima scena, un litigio, tra un bravissimo Philippe Noiret Vittorio Gassman e Fanny Ardant, che è una delle protagoniste
Andando più avanti, negli anni ’90, il cibo diventa non più centrale come era stato negli anni precedenti ma diventa una cornice entro cui racchiudere queste storie anche qui i titoli sono moltissimi.
Penso a “Storia di ragazze e ragazzi” di Pupi Avati, del 1989, a “Parenti serpenti? di Monicelli del ’92 a “Il pranzo della domenica” a “Perfetti sconosciuti” di Veronese del 2016. Penso a un altro bellissimo film del 2003 anzi scusate del 2010 di Özpetek, “Mine vaganti”. Anche qui il cibo ha un ruolo considerevole, i protagonisti possiedono infatti un pastificio artigianale a conduzione familiare, mentre nel film i dolci e segneranno il destino della nonna del protagonista Ilaria Occhini, lei non poteva per motivi di salute mangiare dolci a un certo punto lei decide di togliersi la vita di farla finita e cosa fa? si trucca come se dovesse andare ad un ballo, ad una cena di gala. Dopo essersi truccata comincia a ingurgitare dolci e infatti verrà trovata morta cadavere.
Abbiamo parlato dei grandi registi in qualche modo delle storie. Ho voluto scegliere tra tantissimi personaggi 3 che in qualche modo rappresentino il rapporto cinema cibo. Sono personaggi che oltre a essere grandi grandi attori sono anche dei grandi e riconosciuti gourmet, cuochi intenditori-
Il primo, manco a farlo apposta non può che essere Totò. Nasce povero in un quartiere poverissimo nel rione Sanità, patisce la fame, patisce la guerra.
C’è un episodio della sua vita che mi piace raccontare durante una tourneé con Eduardo de Filippo che non va molto bene, i due sono, affamati vedono un piccione al di fuori del teatro dove si stanno facendo le prove e quatti quatti si allontanano da tutti per catturare il piccione appena catturato lo portano in un ristorante e se lo fanno cucinare a dovere. C’è uno scambio di battute tra de Filippo e Totò.
Totò fa presente a al suo amico di quanto sia dispiaciuto per la fine del povero animale e lo fa quasi con commozione de Filippo gli risponde “ma famme o’piacere ca’fammme che tenimmo tute metti pura chiagne” Totò asciugandosi le lacrime, replicò “Eduà sei un grande saggio perché mi hai fatto capire che cuore o stomaco non sempre vanno d’accordo” ecco questo era Totò e la particolarità di Totò lui amava i cibi semplici ma aveva la pretesa che la mise en place, la tavola fosse apparecchiata di tutto punto. Anche se lui mangiava pane e olio voleva che la tavola fosse apparecchiata, imbandita perfettamente. Un libro di ricette che è stato pubblicato e si intitola “Fegato qua fegato, fegato fritto e baccalà” che in realtà è la battuta di uno dei suoi innumerevoli film
Totò aveva un rapporto carnale oserei dire con il cibo ma una carnalità che gli veniva dai patimenti dalla fame.
Chi aveva un rapporto carnale sul serio con il cibo, e qui potremmo tornare alla puntata sul cibo e l’erotismo, è Ugo Tognazzi, famosissimo per organizzare le sue cene i suoi banchetti i suoi convivi con i suoi amici. Anche lui ha scritto ha scritto diversi diversi libri sulla cucina, uno di questi per esempio è “L’abbuffone” dove lui praticamente ci dice, si racconta, del suo rapporto con il cibo. Ci dice lo stesso Ugo Tognazzi:
“L’attore? A volte mi sembra di farlo per hobby. Mangiare no: io mangio per vivere. E mi sento vivo davanti a un tegame. L’olio che soffrigge è una musica per le mie orecchie. Il profumo di un buon ragù, l’adopererei anche come dopo barba. Un piatto di fettuccine intrecciate o una oblunga forma d’arrosto , per me sono sculture vitali, degne di un Moore”.
Ecco questo era il rapporto che Tognazzi aveva con il cibo, non è sbagliato dire che è tra Epicuro e Marcel Proust, di Epicuro adorava il piacere senza sensi di colpa, di Marcel Proust diciamo quella che potremmo chiamare l’analisi sensoriale.
Dunque tutto quello che il cibo sollecitava da un punto di vista di gusto di olfatto di udito e compagnia cantante, in realtà la Madeleine di Ugo Tognazzi e dunque una cosa molto evocativa, era la gallina in brodo, tipico piatto della sua Cremona con la mostarda per cui Tognazzi andava matto.
Tognazzi aveva una villa a Velletri, in questa villa sono nati i suoi più grandi capolavori i suoi più grandi film ed è in questa villa che c’era il famoso frigorifero di Ugo Tognazzi, un vecchio frigorifero di legno che lui dipingeva quasi come se fosse una cattedrale, un luogo dove ritrovare affetti antichi. E’ da lì che uscivano i prodotti che poi lui cucinava e offriva ai suoi commensali. Tognazzi aveva anche allevamenti di galline aveva latte insomma quello che potremmo dire tutto a km a chilometri zero.

Questo grande attore lo potevamo anche mettere nella puntata su eros e cibo tanto è vero che uno dei ricettari pubblicati da Tognazzi è “Afrodite in cucina” con immagini addirittura fatte da Crepax in cui Tognazzi abbina in questo libro le ricette afrodisiache con delle dei disegni bellissimi fatti dallo stesso Crepax.
Nella sua villa ai Castelli sappiamo che a vario titolo sono transitati i più grandi attesi artisti del cinema italiano, attori registi. Sappiamo che lì, tra un manicaretto e un altro, sono nati dei grandi film uno su tutti “Amici miei” nel il primo c’è la scena dello sformato sempre a tavola dove i quattro amici ch esi ritrovano a casa dell’architetto Melandri. “Quello che è giusto è giusto sformato è sformato, è più sformato di così”
In questa villa tutti parlano di questo frigorifero come se fosse qualcosa di mitologico una terra promessa. Era una dispensa refrigerata in cui Tognazzi teneva di tutto e di più, non sempre, da quello che poi ci riportano i racconti dei suoi commensali i suoi piatti riscuotevano grande successo, ma di sicuro il successo che riscuoteva stava nel fatto che lui li preparasse, nell’amore che lui impiegava per prepararli.
Terzo e ultimo attore di cui vi voglio parlare è Aldo Fabrizi.
Aldo Fabrizi ci richiama alla mente immediatamente la sorella la famosa sora Lella e il suo ristorante all’isola tiberina.
Aldo fabrizi era un romano vero, nato a Campo de’Fiori cresciuto a Campo de’ Fiori è imbevuto di tradizione gastronomica romana, aveva un rapporto con il cibo profondissimo.
Molti dei suoi sketch ci riportano al cibo ce n’è uno bellissimo in cui parla con Ave Ninchi, dalla trasmissione si desume che si stia registrando a Torino e lui si porta il “necessaire” per fare pasta e ceci “che venerdì io mangio di magro” Dentro una valigia lui ha una piccola grattugia e tutto l’occorrente per fare pasta e ceci perché come lui spiega a “Torino non si sa mai che si trovino gli ingredienti”
Lo abbiamo già citato nel film “C’eravamo tanto amati” dove lui nel ruolo del palazzinaro organizza questi banchetti a base di porchetta per ogni fine cantiere
Aldo Fabrizi però era anche un grafomane gli piaceva molto scrivere per cui ci ha lasciato numerosissime ricette oggi quella che vi sto per diciamo declamare farebbe rabbrividire ai più, se l’avesse fatta qualcun altro tipo Carlo Cracco l’avrebbero scomunicato seduta stante.
La matriciana fatta da Fabrizi fa sorridere, anche se devo ammettere che qualche perplessità me la laxcia perché originariamente questo era un piatto inventato dai pastori dell’Abruzzo “la matriciana mia”:

Soffriggete in padella staggionata, cipolla, ojo, zenzero infocato, mezz’etto de guanciale affumicato e mezzo de pancetta arotolata.
Ar punto che ‘sta robba è rosolata, schizzatela d’aceto profumato
e a fiamma viva, quanno è svaporato, mettete la conserva concentrata.
Appresso er dado che jè dà sapore, li pommidori freschi San Marzano, co’ un ciuffo de basilico pe’ odore.
E ammalappena er sugo fa l’occhietti, assieme a pecorino e parmigiano, conditece de prescia li spaghetti.

Ecco oggi questa ricetta non so se ai cultori di questo piatto romano piacerebbe, lui usa lo zenzero (ginger) ma qui in qualche modo Fabrizi ci fa capire la sua competenza. Aggiungere lo zenzero infatti aiuta a bruciare i grassi e questo Aldo Fabrizi lo sapeva e, data la sua diciamo corporatura piuttosto imponente, aveva la pretesa di non farsi mancare nulla ma di truccarlo diciamo, con qualche artifizio che oggi potremmo dire dietetico ma con scarse probabilità di successo.
Attore, regista, scrittore e poeta anche lui ci ha lasciato un libro diciamo principalmente relativo a ricette sui primi piatti ecco con questa breve carrellata il tempo è tiranno. Dovremmo parlare anche di film stranieri ma purtroppo non in questa sede, non oggi. Però voglio salutarvi con il titolo di un film che secondo me è il titolo più bello. La cucina è evocativa, un piatto è evocativo e allora mi viene in mente un film animato, che è “Ratatouille”. La scena del critico cattivissimo quando va al ristorante assaggia la ratatouille e immediatamente il suo pensiero va a lui fanciullo quando un amorevole madre gli preparava questo piatto

Nella speranza che questo questo piccolo incontro vi sia piaciuto io vi invito a mettere un vi piace e a seguirci e vi lascio con una frase, con una citazione proprio di ratatouille “Il cibo trova sempre coloro che amano cucinare”.
buon pomeriggio

se vi è piaciuto questo video e se il relatore è stato all’altezza io invito a mettere un laiche e a iscrivervi al canale spero di vedervi la prossima volta buon pomeriggio a tutti


Gastone Saletnich

Gastone Saletnich

Classe 1967. Si è laureato in lettere, indirizzo Storia medievale, con una tesi sull’esercito pontificio nel XV secolo. Ha conseguito il diploma annuale in Archivistica presso la Scuola vaticana di paleografia diplomatica e archivistica e quello in Biblioteconomia presso la scuola della Biblioteca apostolica vaticana. Dal 1994 al 2005 ha collaborato con l’Archivio segreto vaticano e dal 1996 al 2001 è stato ricercatore presso la MHS di Stavanger (Norvegia). Nel 2003 ha coordinato il catalogo della mostra per i 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II (Visioni ed Estasi, Skira). Ha collaborato con diversi archivi, tra cui l’Archivio della Congregazione dei Padri Maristi e l’Archivio di Stato di Torino. Dal 2013 al 2015 è stato consulente storico della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura, Torino (Salone del Libro).
Gastone Saletnich

Gastone Saletnich

Classe 1967. Si è laureato in lettere, indirizzo Storia medievale, con una tesi sull’esercito pontificio nel XV secolo. Ha conseguito il diploma annuale in Archivistica presso la Scuola vaticana di paleografia diplomatica e archivistica e quello in Biblioteconomia presso la scuola della Biblioteca apostolica vaticana. Dal 1994 al 2005 ha collaborato con l’Archivio segreto vaticano e dal 1996 al 2001 è stato ricercatore presso la MHS di Stavanger (Norvegia). Nel 2003 ha coordinato il catalogo della mostra per i 25 anni di pontificato di Giovanni Paolo II (Visioni ed Estasi, Skira). Ha collaborato con diversi archivi, tra cui l’Archivio della Congregazione dei Padri Maristi e l’Archivio di Stato di Torino. Dal 2013 al 2015 è stato consulente storico della Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura, Torino (Salone del Libro).

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